L’esclusione della Nazionale dai mondiali per la seconda volta consecutiva ha il sapore di una disfatta per il movimento calcistico italiano. I motivi adducibili a questo fallimento sono molti, spesso difficili da interpretare. C’è una mancanza patologica nel trovare degli attaccanti di livello, che siano giovani o esperti, e soprattutto l’Italia è una squadra che non riesce a lanciare dei nuovi talenti ormai da quasi 10 anni (eccezion fatta per Barella, Chiesa e Donnarumma, gli unici ad aver avuto un impatto significativo e nati dopo il 1995).
A ben guardare la crisi degli Azzurri presenta dei tratti comuni con quella del 2022 dell’Inter di Inzaghi: una squadra fresca di titolo che delude le aspettative, che dopo un inizio roboante finisce per diventare prevedibile, abbassa i suoi ritmi, perde quegli automatismi che l’avevano resa grande appena qualche mese prima. Si potrebbe dire, senza sbagliare, che entrambe le squadre siano guidate da allenatori che faticano a dare delle alternative alla squadra, forse troppo affezionati ai loro sistemi di gioco per vederne le pecche strutturali. Sia Mancini che Inzaghi stanno facendo i conti con un gioco offensivo poco efficace, in cui gli interpreti faticano a concretizzare le numerose occasioni che la gara offre loro per fare gol. Questo può essere sicuramente imputabile alla sfortuna, ma anche a una scarsa propensione a cambiare, ad adattare i loro principi ai calciatori e non i calciatori ai loro principi.
Quando l’Inter di Conte subiva troppi gol a fronte di un attacco non abbastanza prolifico l’allenatore salentino ha deciso di mischiare le carte in tavola inventando un ruolo nuovo per Lautaro Martinez, spostandolo diversi metri indietro per aiutare Lukaku nel risalire il campo. Inzaghi dal canto suo non sembra aver chiaro come gestire le rotazioni offensive, contando più sul guizzo dei singoli piuttosto che su una vera interazione tra i diversi reparti. È emblematica anche la confusione derivante dalla mancanza di Brozovic, per la quale l’ex allenatore della Lazio non ha saputo trovare una soluzione: Vecino e Gagliardini in regia sono disastrosi, mentre Vidal è più abile a distruggere che a costruire, avendo un’indole più da centrocampista aggressivo che da regista pensante.
Insomma la crisi è profonda sia per l’Inter che per la Nazionale, entrambe le squadre deludono e rendono ben al di sotto delle aspettative. Se per l’Italia il treno è già passato per l’Inter non è però troppo tardi: il campionato è ancora aperto, a patto di risolvere i problemi strutturali e di riuscire, soprattutto, a recuperare Brozovic al più presto. Inzaghi dovrebbe pensare a cambiare qualcosa se non vuole deludere i tifosi, sperando poi di non toppare il difficilissimo match di ritorno con la Juventus.