Rischio zero (?)

di Rouje

Partiamo da un dato: l’Inter di Conte e Marotta non solo è ormai formata e in procinto di muovere i suoi primi passi, ma ha anche dei contorni ben definiti. Nel corso di questi mesi, l’allenatore e l’AD dell’Inter hanno plasmato una squadra fisica, quadrata e sostanzialmente meccanica, nei movimenti e nei comportamenti, nelle parole e nelle dichiarazioni, negli intenti e nelle prospettive. L’amministrazione cinese è stata chiara: basta “Pazza Inter”, basta alti e bassi, basta partite come quella contro l’Empoli a San Siro l’ultima giornata dello scorso campionato. L’Inter deve iniziare ad essere una società e una squadra affidabile, che si pone un obbiettivo e lo porta a termine, limitando il più possibile i rischi, gli sprechi, i colpi di testa e gli individualismi, mettendo in sicurezza l’investimento della famiglia Zhang e interrompendo la leggenda della goffa e sghemba Inter delle altalene emotive.

Di questa tendenza i primi a farne le spese sono stati Icardi, Nainggolan e Perisic. A seguire, gli acquisti di questa ultima campagna di mercato sembrano indicare come l’Inter sia stata messa totalmente nelle mani esperte di Antonio Conte, co-artefice dello sviluppo e dell’inquadramento della squadra. L’Inter sembra che con il passare dei giorni stia diventando sempre più solida ed efficiente: fisicamente i calciatori sembrano rinati, potendo mettere in mostra una padronanza impressionante dei propri mezzi fisici e una capacità di adattamento incredibile alle più disparate situazioni, sintomo di come Conte voglia assicurarsi che la squadra non vada mai nel panico e non si affidi all’istinto, riducendo al minimo il margine di discrezionalità ed errore. L’Inter ha quindi compiuto ultimamente dei giganteschi passi avanti, aiutata da due preparatissimi professionisti e dalla fiducia che in loro ripone la società.

Analizzando la situazione da un po’ più lontano, ci si accorge immediatamente di una cosa: gli acquisti fatti da Marotta e conseguentemente i dettami di gioco di Conte, difettano di un aspetto fondamentale, ovvero la componente creativa e imprevedibile di cui il calcio è sempre stato ricco, e di cui l’Inter è sempre stata ben fornita.

Intendiamoci, con questo non sto assolutamente delegittimando o criticando il grandissimo lavoro svolto dalle alte sfere Nerazzurre, sto solo constatando la tendenza verso la quale l’Inter ha deciso di muoversi negli ultimi tempi. Quella della riduzione del margine di errore è una tattica adottata da moltissimi allenatori e manager di alto livello, e dire che essa non sarebbe adatta alla natura dell’Inter sarebbe un grosso errore. Manchester City, Napoli, Barcellona: tutte squadre ricche di qualità e che puntano al totale controllo del match, che sanno come controllare la partita e indirizzarla verso il giusto binario. Ovviamente, anche solo pensare di ridurre a zero il rischio di un evento imprevisto in una partita di calcio è stupido e presuntuoso, ma comunque puntare tutto sulla limitazione del livello di imprevedibilità è una tattica che paga i suoi dividendi, adottata e condivisa a livello mondiale.

Conte e Marotta si allineano quindi a una tendenza generale parecchio affidabile, consci che un cambiamento radicale nel modo di giocare e, soprattutto, di pensare sia la strada giusta da percorrere.

Per poter però compiere un passo così estremo verso il lato sicuro della barricata, l’Inter deve completamente cambiare paradigma e adeguarsi alle nuove idee. Basta quindi con acquisti alla Jovetic, Nainggolan, Guarin, inaffidabili nella loro discontinuità, ma basta anche con giocatori come Rafinha, Sneijder o Eto’o, scommesse rischiose ma ampiamente vinte dall’Inter. Il cambiamento è inevitabile, così come il progresso e la modernizzazione. In questo mercato non ci sarà dunque più spazio per l’estro e il colpo di genio, ed è per questo che ritengo personalmente molto improbabili gli arrivi di giocatori come Dybala, Vidal, Milinkovic-Savic, calciatori tecnicamente fortissimi ma dalla scarsa affidabilità, statisticamente mediocri ma capaci di picchi altissimi.

Si è sicuri della direzione, ma non della destinazione. L’Inter si muove verso lidi più sicuri, ma quando la tempesta arriverà, dovrà essere sicura di riuscire a dominare i cavalloni e di uscire indenne dall’uragano. Affidarsi tanto alla razionalità e al controllo denota una grande autostima, ma se l’Inter dovesse trovarsi di fronte a un ostacolo non calcolato e incalcolabile, potrebbe seriamente rischiare di non riuscire a superarlo, proprio perché manchevole lei stessa di un elemento non calcolato e incalcolabile. Per farla breve, le squadre quadrate vincono i campionati, ma difficilmente vincono le Champions League, trofei in cui l’ordine lascia spazio al caos e dove vince chi tira fuori dal cilindro una scheggia impazzita.

L’Inter ha fatto una scelta. Pagherà?

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