di Rouje
Chiamatelo gap, distanza, differenza, forbice.
Qualunque sia il suo nome e qualunque sia la sua reale ampiezza, tra Inter e Juventus nelle ultime ore c’e sempre meno spazio e terreno, sintomo di come i bianconeri abbiano fatto in questi mesi un passo indietro, mentre i nerazzurri diversi passi avanti.
Dopo l’acquisto di De Ligt e la conseguente consacrazione degli uomini di mercato bianconeri, la Juventus sembrava essere in stato di grazia, in grado di decidere delle sorti del mercato a suo piacimento e di condizionare anche le mosse delle sue rivali.
L’inserimento nella trattativa interista per Lukaku sembrava quindi il preludio di un pessimo scherzo del destino, a cui dirigenza e tifosi dell’Inter avrebbero dovuto assistere inermi, vittime di uno strapotere juventino ormai consolidato da diverse stagioni. Paratici e Nedved però hanno commesso l’errore fatale di sottovalutare Beppe Marotta, vero maestro di trattative e volpe che poi tanto vecchia non è, che con un colpo da maestro porta a casa la moglie ubriaca e la botte piena, beffando sia le mostruose richieste del ManU che le mosse di disturbo dei dirigenti Juve. I libri di storia del calciomercato ora racconteranno un’altra storia, in cui il gigante viene sconfitto e beffato da chi, impudentemente, era stato esautorato e che ora ha il dente avvelenato e non vede l’ora di dimostrare quanto vale veramente.
Se moltissimi storcevano il naso all’arrivo di Marotta prima e di Conte poi, ora appare chiaro come i due ex bianconeri siano dei professionisti a pieno titolo. Anche se di sangue non proprio nerazzurro, tecnico e dirigente si dimostrano una coppia affiatata e ben assortita, asservita alla causa e soprattutto preparata, capace ed efficace. Con Conte l’Inter sembra trasformata, passando dalla confusione più totale a meccanismi rodati e precisi, il tutto in poche settimane. Marotta invece ha già messo a segno due grandi colpi (Barella e Lukaku) alle sue condizioni, sfruttando ogni arma a disposizione per abbattere lentamente i muri e le resistenze delle società con cui doveva interloquire.
Il gap con la Juventus (e con le altre grandi d’Europa) si sta quindi sempre più assottigliando, anche se rimane una distanza notevole tra il potere contrattuale e calcistico dell’Inter e quello delle altre potenze continentali.
Quello che sorprende però è che una dirigenza giovane (in termini di costituzione, non anagrafici) come quella nerazzurra riesca, nonostante vi siano pesci ben più grossi nello stagno, a far sentire ampiamente la sua voce e ad essere appetibile per giocatori non di primissimo piano, ma che potrebbero comunque aspirare a vestire maglie di squadre sulla carta ben più forti dell’Inter. Se Lukaku infatti avrebbe tranquillamente potuto rimanere a Manchester o approdare a Torino, l’Inter è riuscita ad assicurarsi in tempi recenti anche le prestazioni di De Vrij, Barella, Godin e Asamoah, calciatori con grandi mercato e numerosi estimatori in tutta Europa. Quello che l’Inter presenta è quindi un progetto bello solido e concreto, dalle prospettive luminose e contorni vividi e definiti. L’Inter si sta sempre più accaparrando la miglior merce sulla piazza, vantando, dal punto di vista strutturale, un impianto in grado di gareggiare con i top club mondiali, pur non avendo ad oggi (e forse anche in futuro) risorse finanziarie particolarmente ingenti. Non a caso i modelli presi in considerazione dalla famiglia Zhang non sono quelli del Barcellona o del Manchester, ma quelli dell’Atletico Madrid e del Liverpool, società virtuose prima sulla carta, e poi sul campo.
Appare ora sempre più interessante capire quanto grande sia e quanto a lungo permarrà il gap tra l’Inter e il pantheon del calcio europeo, dato che ormai sembra chiaro come esso sia destinato a scomparire. La prima vittoria nerazzurra è arrivata grazie all’affare Lukaku, ma i segnali di un irrobustimento societario c’erano già da tempo, anche se forse erano difficili da interpretare. Quanto ancora bisognerà aspettare per poter vedere l’Inter tornare ai gloriosi fasti di un tempo? Quanto ci vorrà per vincere un trofeo, un torneo importante, per riacquisire l’autorevolezza e il blasone che l’Inter ha sempre avuto?
La sensazione è che nessuno possa rispondere con una data precisa, ma sono più o meno tutti sicuri, tifosi e non, che l’Inter sarà destinata a riappropriarsi della posizione che da sempre ha rivestito in Italia e in Europa, e i fatti degli ultimi giorni non solo confermano questa sensazione, ma la fortificano e offrono spunti nuovi e intriganti.