by Rouje
Al di là del fascino della competizione più europea e più elitaria-posh-neoclassica di sempre, l’Inter in Olanda ci arriva con gli zoccoli e ci torna con un paio di scarpini. Quella vista contro il PSV è una squadra ancora piena di incertezze ma con i nervi saldi, capace una volta di più di trovare la reazione vincente in una partita iniziata male, continuata peggio e finita benissimo (anche se con qualche patema di troppo).
Lo schieramento Nerazzurro è ormai collaudatissimo, il più classico dei 4-2-3-1 con doppio mediano e due esterni che in fase difensiva ripiegano all’indietro insieme ai terzini, formando di fatto un 4-1-4-1. Questa volta però Spalletti ha puntato, più che sulla ripartenza veloce, sul controllo del gioco grazie a cambi di fronte frequenti e una circolazione orizzontale del pallone molto veloce, cercando molto spesso di liberare soprattutto Politano sulla fascia destra. L’ala romana è stata uno degli elementi più positivi tra i Nerazzurri, soprattutto in fase di costruzione: ottimi cross, tagli verso l’interno e una discreta precisone nell’indirizzare i calci piazzati hanno impreziosito parecchio la sua prestazione, con una gestione della palla sempre serena anche nelle situazioni più complicate.
La manovra Nerazzurra iniziava tra i piedi dei centrali e con pazienza si allargava sempre sugli esterni: questa continua ricerca di aprire il gioco sulle fasce ha fatto sì che il PSV aprisse anch’esso le sue maglie, allentando la pressione su Icardi e permettendogli di avere un po’ più di respiro, evitandogli lo schiacciamento che spesso soffre tra i centrali delle squadre avversarie. Il primo gol è arrivato sulla ribattuta di un tiro interista: Asamoah conclude, Icardi si avventa sulla respinta del portiere (per onore di cronaca l’argentino era di una ventina di centimetri in off-side) e Nainggolan scarica in porta sulla seconda ribattuta.
Il secondo gol è invece un bel lancio di Vecino che Icardi controlla e appoggia in rete, sempre libero da pressioni difensive asfissianti. Vero che i centrali del PSV non sono ineccepibili in marcatura, ma la continua scelta di lanciare sugli esterni ha mandato in confusione sia Viergever che Schwaab. I due difensori, aspettandosi l’opzione esterna su Politano, restano lontani da Icardi per coprire più spazio possibile e questo errore costa caro. Per la precisone, costa un gol in cui vengono messe a nudo tutti i limiti della squadra olandese e tutti i pregi di quella milanese.
Nainggolan si è mosso molto bene, alternando fasi di anarchia tattica avanzando a testa bassa a momenti in cui gestire bene il possesso sulla trequarti, dettando i tempi di gioco e decidendo all’occorrenza di accelerare o rallentare il ritmo. Il gol trovato sul finire del primo tempo è poi il marchio di fabbrica del belga, che gravitando al limite dell’area ha la freddezza e la ferocia di scagliare in rete un pallone pesantissimo.
Il centrocampista che forse è sembrato più compassato è Marcelo Brozovic, regista a volte sapiente e a volte un po’ troppo egocentrico, alla ricerca della giocata raffinata anche quando basta un semplice appoggio. La serata di “ Epic Brozo” è stata un saliscendi forsennato di ricami orizzontali e recuperi puntualissimi. Peccato però per l’errore sul gol di Rosario (Brozovic lascia il centrocampista del PSV libero di tirare in occasione del gol) e per le pericolosissime imprecisioni in disimpegno sul finire del secondo tempo. Anche se un pochino sottotono, il croato ha comunque offerto una buona prestazione, sfoderando spesso dei cambi gioco orizzontali a mezza altezza utilissimi. Il solito direttore d’orchestra.
Per Ivan Perisic invece serata storta. Anzi, piatta.
Mai al centro del gioco, mai coinvolto o cercato dai compagni (ostracismo o assenteismo dell’ala croata?) e mai pulito nel tocco, sia in ricezione che in smistamento. Perisic sembra due spanne indietro rispetto al resto della squadra, con le gambe parecchio appesantite e poca brillantezza nel momento di compiere le scelte adeguate. Forse dare più spazio a uno fra Candreva, Keita o Lautaro Martinez potrebbe costringerlo a recuperare un po’ di quel fosforo che ha lasciato nella finale di Mosca.
Quanto può essere vintage una partita di calcio? Quanto può essere “hipster” il match tra due squadre con le maglie a strisce, una nera e azzurra, l’altra bianca e rossa? Quanto fa “Vecchio Continente” il risultato di due a uno ai gironi di Coppa dei Campioni in una partita tra, meraviglia delle meraviglie, una squadra olandese e una squadra italiana?
L’Inter gioca solida e tradizionale, applica nel modo giusto (pur con qualche imprecisione) le istruzioni dell’allenatore, cerca di essere più concreta che appariscente. Nella più classica delle competizioni l’Inter interpreta il suo ruolo nel più classico dei modi, con Icardi che stacca in area, Brozovic che imposta, Nainggolan che spariglia e Politano che si accentra. Spesso accade che giocare nel modo più semplice sia la miglior soluzione, sia mai che a complicarsi la vita si complica anche il risultato.
Forse il modo più efficace di approcciarsi alla Champions League è proprio quello più banale.