di Mister X
Prima di una partita molto importante (no, non è Inter-Real 17° turno di Superlega) è giusto parlare un po’ della bufera scatenatasi sul mondo del calcio a opera del trio Perez-Agnelli-Glazer.
Non sono scaramantico, o per meglio dire, sono un pragmatico: con svariati scontri diretti tra le inseguitrici e la pochezza di 12 punti necessari per lo scudetto (che ricordiamo possono essere accumulati sia vincendo, sia per stop altrui), è evidente che per il 19° manca solo la matematica. La squadra è in palla, l’abbiamo visto col Napoli, le avversarie non sono insuperabili, Conte è il solito martello e la FIGC ha già specificato come i trofei di questa stagione siano validi e non annullabili. Il calcio giocato ha poco da dirci ora come ora.
Affrontiamo quindi un po’ nel dettaglio il discorso della Superlega, la scissione dei 12 club più importanti per creare un nuovo torneo. Vi anticipo che io sono perlopiù a favore, con qualche distinguo che vedremo poi. così risparmio ai più duri e puri di voi una lettura lunga che di sicuro non vi farà cambiare idea.
–Perché nasce la superlega
La superlega nasce principalmente per una questione di avidità e di numeri. Da troppo tempo i club con una certa storia, un certo tipo di fatturato e un certo tipo di aspettative, non vivono, SOPRAVVIVONO. Così come fanno i club minori a cascata. La Uefa, che finora ha controllato le competizioni internazionali e i relativi introiti, non si è resa conto, o non ha voluto rendersi conto, della crisi che stava arrivando. I club più grossi, anche quelli che fatturano di più, come Manchester United o Real Madrid, che portano sulle spalle il fascino e l’appeal della Champions League moderna, si vedono concedere dall’Uefa solo le briciole di una torta che è già piccola di suo. Snocciolando un po’ di cifre, la UEFA introita 3.5 miliardi ogni anno dai diritti tv e dagli sponsor. Il budget destinato alla Champions League è di 2 miliardi, da dividere poi secondo i vari criteri introdotti via via per tutte le squadre che vi partecipano.
Come sappiamo dalle vicende recenti nerazzurre, la partecipazione alla Champions porta di media sui 40 milioni, che diventano 100 in caso di vittoria includendo i proventi dello stadio. L’abbiamo vissuto sulla nostra pelle, qualificarsi in Champions League per una squadra come l’Inter significa sopravvivere ma non molto altro: grazie a quei soldi arrivi col bilancio in pari, puoi spendere 20-30 milioni sul mercato, ma non puoi competere con chi si attrezza per vincerla. L’esempio di chi ha investito ingenti capitali non è molto migliore: la Juventus, due volte finalista e quindi introitando il massimo possibile, solo per competere a quel livello ha dovuto spendere una media di 150 milioni sul mercato ogni stagione di soli cartellini, e gonfiare il monte stipendi all’inverosimile, anche senza contare l’anomalia CR7. Questo sistema si reggeva in piedi a fatica e stava crollando già prima del Covid.
La superlega non è solo un modo per non fallire, una scappatoia per squadre piene di debiti. È un modo per far sopravvivere tutto il sistema calcio. L’Inter che non fa mercato perché coi soldi Champions va a pari a malapena è un danno anche per le piccole del campionato italiano, che non vedranno più una lira per i loro giocatori. Il Milan che va avanti a prestiti onerosi senza comprare giocatori non porta nessuna ricchezza. E non si tratta di un semplice ”hanno gestito male, si attaccano”. Perché entrambe le milanesi hanno il potenziale per fare molti più soldi, e di conseguenza farne girare molti di più. Si parla sempre della serie A anni 90 come del periodo d’oro dei campioni in Italia, ma tutto parti da una quantità smodata di soldi investita dai patron delle squadre più importanti.
L’esempio degli anni 90 ci dimostra anche un’altra cosa, che solo le tre strisciate in Italia hanno il bacino di tifosi e di potenziali guadagni per sostenere un certo tipo di sistema, chi non aveva un marchio all’altezza è inevitabilmente fallito come il Parma di Tanzi, la Lazio di Cragnotti, la Fiorentina di Cecchi Gori. Le favole sono belle ma nessuna squadra oltre le solite 3 è strutturata per crescere oltre il livello attuale. La migliore realtà odierna, l’atalanta che va in Champions e passa gli ottavi con un sorteggio fortunato, che può fare con i soldi guadagnati? Non può salire di livello, rinforzarsi e puntare ogni anno ai quarti di Champions, perché non ha la struttura e i numeri di tifosi per supportarli. Il tifo, nel calcio, è l’unica cosa che non puoi comprare, ed è il motivo per cui all’estero lo sceicco può comprare City o PSG e trasformarle in potenze mondiali. Perché Manchester e Parigi hanno un bacino di milioni di persone, da appassionare e trasformare in introiti, mentre Bergamo ha tantissimi bergamaschi appassionati in una città da 20mila abitanti.
La superlega nasce quindi come bilanciamento, come aggiustamento dei proventi in modo che le squadre che danno alla Champions League il suo fascino, e di conseguenza i suoi guadagni, ricevano in proporzione. Ecco perché ci rientrano squadre come Arsenal e Tottenham e ne è fuori il Nottingham Forrest. L’Arsenal da solo porta tifosi, guadagni e sponsor come tutta la serie A escluse le big.
Tutto parte anche da un semplice fatto matematico: se le Big hanno in mano un accordo da 10 miliardi a stagione come piano di guadagni per la superlega, vuol dire che tutte insieme valgono quella cifra, e di conseguenza significa che l’Uefa che passa alle big 50 milioni l’anno o non sa vendere il prodotto calcio o ci fa troppa cresta. Qualsiasi gestore che introita la metà di quel che vali nel mercato e ti fa guadagnare un quarto di quel che potresti, è destinato a essere sostituito.
-Perché la superlega non cancella la meritocrazia
Un aspetto molto importante è la retorica del calcio romantico, della meritocrazia secondo la quale il Leicester di turno può fare benissimo in campionato e poi sfidare i colossi come Real e Barcellona in Champions. Proprio su questa base negli ultimi giorni si è discusso, con la tesi principale che la superlega cancellerebbe questo aspetto romantico dando la partecipazione per diritto divino ai fondatori.
Ora partiamo dal nostro caso specifico: l’Inter ha mancato la qualificazione in Champions per vari anni di fila per motivi vari che vanno dalla rosa svalutata appositamente a intrallazzi e stecche varie dei proprietari, a una scarsa competenza generale. Siamo sopravvissuti con la finanza creativa, le plusvalenze e il mercato obbligato, ma non dimentichiamoci cosa è l’Inter e cosa sarebbe oggi un’Inter come quella del triplete, in uno stadio nuovo, in una competizione che porta 200 milioni l’anno in cassa. Siamo indietro rispetto a realtà più strutturate e più stratificate nel tempo, ma abbiamo dei margini di crescita a livello di fatturato che sono incredibili. La Champions senza l’Inter è di certo sopravvissuta, la Roma non ha sfigurato, il Napoli ha fatto grandi sfide con il Real, ma secondo voi, chi ha incassato gli sponsor e i diritti vari, ha preso di più con Inter e Manchester United qualificate, o quando in Champions c’erano Leicester, Roma e Napoli? A fare grande la Champions sono le grandi squadre, mentre partecipare alla Champions non rende nessuno grande, vedi il caso delle romane e del Napoli, che hanno guadagnato milioni da partecipazioni in serie alla massima competizione, ma non hanno variato la loro competitività né il loro fatturato, con l’unico obbiettivo sempre e per sempre di arrivare nei primi quattro posti per incassare quei soldini.
Come salvare capra e cavoli quindi? Come garantire una competizione in cui le grandi portino sempre la loro fetta di pubblico e gli sponsor collegati, mentre le piccole possano comunque sognare di partecipare ai big match? È semplice, con una formula che è molto più vicina alla superlega di quanto non lo sia all’orrendo nuovo format della Champions.
Creare un pool di posti che possano essere conquistati per merito, da distribuire secondo le stesse meccaniche che hanno regolato la Champions finora. Un posto per ogni campionato big, e un posto per gli altri campionati minori di tutta Europa. Ci sono 5-6 posti liberi in superlega, si facciano turni a eliminazione con sorteggio puro tra i vari vincitori di titoli nei campionati minori e chi passa il preliminare giocherà il suo girone con Real e Manchester di turno. Esattamente come succede ora in Champions. La Roma o il Napoli che arrivano quarti dietro Inter Milan e Juve giocheranno una partita contro il Viktoria Plzen per guadagnarsi l’annata di superlega. E avranno lo stadio pieno per 9 turni invece che per 1 o 2.
Questa è la struttura della superlega già presentata, con dei posti assegnati per merito. Non c’è ancora la struttura dei preliminari, ma ci sarà sicuramente. La superlega sarà molto più elitaria della Champions League, e per questo più affascinante e più prestigiosa.
–Perché la superlega conviene a tutti
Un altro tema caldo è stato quello della ”morte del calcio’, con la superlega che conviene solo ai fondatori e che prosciugherà denaro e appeal da tutte le squadre minori. A mio parere invece il sistema della superlega consente esattamente l’opposto. Facciamo degli esempi concreti.
Una superlega che va in parallelo al campionato di Serie A: Inter Milan e Juventus avranno le risorse per fare una rosa lunga e attrezzata per campionato e coppa, ma il doppio impegno non è mai uno scherzo e con 18 partite minimo da giocare con avversari tutti di alto livello, lo sgambetto in campionato a opera della provinciale tignosa del caso non sarà raro né clamoroso. La quota scudetto tornerà ai livelli del 2010, poco sopra gli 80 punti, che permetterà a squadre come Atalanta Napoli Roma e Lazio odierne di azzeccare un’annata magari senza coppe in cui vincere lo scudetto. Negli ultimi 30 anni hanno vinto squadre diverse dalle big 3 solo 3 volte. Un impegno di importanza e di difficoltà superiore ai gironi attuali di Champions livellerà verso il basso il campionato e ne gioveranno le ”medie”.
Una superlega in cui accede per merito la miglior classificata in serie A. Un Napoli che arriva secondo o terzo, e l’anno successivo entra in superlega avrà non gli spiccioli che ha avuto finora qualificandosi per la Champions, ma un flusso di denaro consistente tale da permettergli di rinforzarsi in modo serio senza dover vendere i suoi big a ogni costo. L’anno dopo magari non sarà più in superlega, ma con i soldi guadagnati potrà costruire una rosa migliore e puntare a scudetto e coppa Italia (e anche alla coppa europea se dovesse restare). Pensate a cosa ha ottenuto De Laurentis con 3-4 anni di fila di Champions League e moltiplicatelo per 3-4 anni di introiti di superlega. Il Napoli potrebbe essere un candidato serio per lo scudetto, sia a livello di rosa che di stipendi. Idem la Roma, costretta a vendere sempre i pezzi migliori, idem la Lazio. E a loro volta questi soldi finiranno a cascata nelle tasche delle piccole, da cui spesso si comprano i giocatori. L’influsso di soldi in tutta la serie A migliorerà i conti e le prestazioni sportive di tutto il movimento.
Una superlega che va in parallelo a una coppa europea (Champions League):
Agganciandoci al discorso fatto sopra dei preliminari tra vincitori di campionati minori, con la permanenza di una coppa europea come la Champions League priva dei big, le squadre che falliscono l’accesso alla superlega potrebbero essere dirottate in questa, creando lo stesso modello ”allargato” di Champions che ha presentato la UEFA. LA nuova coppa varrebbe comunque di meno a livello di prestigio, ma permetterebbe comunque a squadre di tutta Europa di sfidarsi e rimarrebbe prestigiosa per chi rimane fuori dalla superlega. Il livello sarebbe quello di un’Europa League attuale. Ci sarebbe a maggio la finale di Superlega PSG Real e la finale di Champions Roma-Villareal. E non ditemi che alla Roma farebbe schifo vincere una Champions League Redux. Andrebbe comunque a vantaggio di tutti i club sparsi per i vari paesi minori europei: uno spareggio secco per entrare in superlega, in cui può succedere di tutto essendo una partita singola, e poi una coppa a gironi in cui comunque giocare in caso di sconfitta.
Come ha detto Perez, più soldi per le grandi significa più soldi per tutte le altre. La Roma preferisce il Liverpool che si compra Alisson a 100 milioni, o il Liverpool che è indebitato per il covid e non compra nessuno?
Gli elementi romantici del calcio in una superlega fatta bene rimarrebbero sempre, con vari vantaggi economici al seguito. Sicuramente più di una Champions a 50 squadre con diciottomila turni a eliminazione tra romanovia e ferencvaros.
E L’INTER?
Le nostre prospettive in quanto squadra fondatrice col posto assicurato dipendono direttamente dalla competenza di chi ci guida, non solo sul campo ma anche nei libri contabili. È vero che questa superlega ci pone sull’orlo di un abisso, che potrebbe farci precipitare a un perenne settimo posto senza mai arrivare ai playoff e farci diventare la cantera dei campioni di Real e City, ma è anche vero che potremmo sfruttare finalmente appieno la potenzialità del brand Inter, che è molto più grande di quello che si pensa.
Attualmente l’Inter non è più in vendita ma qualora Suning dovesse sganciarsi, l’Inter diventerebbe l’acquisto ideale per chiunque, una squadra con blasone, con introiti elevanti e grosse potenzialità. Nessuno si spaventerebbe guardando i libri contabili (ciao Zazzaroni).
Anche con Suning alla guida, i risultati concreti non sono tutti da buttare. Nessun big è mai stato venduto, la squadra è stata costruita in modo sensato e fatta di titolari non solo ottimi ma anche giovani. Siamo carenti in panchina, ma costruire una buona panchina è più semplice che comprare dei titolari. Si parla tanto di soldi, di mercato, ma gli acquisti fatti son stati tutti indovinati negli ultimi due anni a parte Lazaro. Nonostante qualche offerta bussata nessuno è stato venduto, i giocatori ai margini ma con potenzialità come Skriniar ed Eriksen si sono ritrovati. Inoltre, i nostri elementi migliori hanno rinnovato senza alcuna difficoltà (chi rinnoverebbe una società che non paga lo stipendio?). La base buona c’è. Lo scouting di talenti pure. Gli affari sono stati conclusi bene. Con i soldi della superlega non faremo mercato, ma appianare i debiti e avere finanziamenti per lo stadio (non credo sia solo una sciocchezza che ci sia il design di Populous nel sito della superlega) ci dà una buona base.
Magari esagero ma l’ottimismo è il profumo della vita. E poi, se non siamo felici ora…ci vediamo con la Samp per festeggiare.