Serate da Inter – double edition

By Armilio & Bobo

Inter – Juve 3-0, 02/03/2016

Inter: Carrizo; Santon, D’Ambrosio, Juan Jesus, Nagatomo; Brozović, Medel, Kondogbia; Éder, Ljajić, Perišić. Allenatore: R.Mancini
Juventus: Neto; Lichtsteiner, Rugani, Bonucci, Alex Sandro; Cuadrado, Sturaro, Hernanes, Asamoah; Zaza, Morata. Allenatore: M.Allegri

Era iniziato bene quell’anno per l’Inter. Mancini, dopo aver rilevato la panchina da Mazzarri l’anno prima senza andare oltre l’ottavo posto, sembrava  aver trovato la quadra. Quell’estate erano arrivati tanti nuovi acquisti per costruire una Inter targata Mancini, alcuni di un certo pregio: Miranda, Perisic, Kondogbia, Murillo, il duo Jovetic&Ljajić, Felipe Melo. L’inizio anno fu scoppiettante nei risultati, anche se il modo in cui arrivavano le vittorie provocava qualche lamentela dai capiscer: una serie di 1-0 che poneva qualche dubbio sulla sostenibilità di quei risultati. E infatti, dopo essere stati in testa fino a Dicembre, incappammo nella stessa fine in cui sono incappate la Juve e il Milan di Allegri recentemente: il crollo invernale di Gennaio-Febbraio, la Juve che rimane inavvicinabile.

Diventava ancora più importante quindi ottenere una qualche tipo di rivincita, e la Coppa Italia era una buona occasione. L’andata della Semifinale contro la Juve disputata a Gennaio però, in piena crisi, fu un disastro: 3-0 per loro. Rimaneva ancora il ritorno a S.Siro, allora meno pieno e festante, ma nessuno ci credeva: il derby d’Italia giocato appena qualche giorno prima era stato perso 2-0, Murillo era squalificato, Miranda acciacciato, difesa dell’orrore D’Ambrosio-Juan Jesus. Ma ci sbagliavamo, almeno in parte.

La squadra, guidata da capitan Juan Jesus, tirò fuori una prestazione d’orgoglio inaspettata: se dovevamo andare a terra, tanto vale farlo con stile. I gobbi si aspettavano una preda inerme e invece trovarono una preda ferita. Mancini impostò un pressing feroce, Kondogbia e Medel a francobollo su Sturaro ed Hernanes fino all’area di rigore, e proprio da una di queste aggressioni alte arrivò il recupero palla di Medel e il goal di Brozovic, che al 17esimo riapriva i giochi.

Ma non era solo questione di pressing, l’Inter dilagava anche sulle fasce e negli spazi: da una cavalcata di saccottino Eder (!!!) servito da un Ljajić scatenato (avercene?) arrivò l’assist per il tap-in di Perisic, 2-0. Ora ci crediamo sul serio.

Allegri cercò di correre ai ripari nella ripresa, inserendo Pogba e Barzagli, ma è difficile accendere una squadra entrata in campo con l’interuttore spento: l’Inter corre sulle ali dell’entusiasmo, la Juve piena di riserve non è scesa in campo.

Il 3-0 che pareggia i conti arriva all’82esimo, ancora dalle fasce: Rugani non contiene Perisic e lo stende, rigore trasformato da Epic Brozo, doppietta, delirio di onnipotenza slavo, supplementari.

Ma non sarebbe una “serata da Inter” se “tutto è bene ciò che finisce bene”: i supplementari, abbastanza equilibrati, vedono Neto salvare su due tiri di Perisic, e la lotteria dei rigori ci va male: decisivo l’errore di Palacio (proprio lui! incredibile! non va). Ma dopo quella serata provavo più orgoglio che rabbia per quella squadra.

Scena post-credit: A fine anno concludemmo al quarto posto, una posizione che oggi varrebbe una Champions League e quindi un parziale successo, ma che allora valeva solo l’Europa League. Mancini ebbe le mestruazioni e se ne andò. Dovemmo aspettare ancora qualche anno prima di trovarla, quella quadra.

Real Madrid – Inter 3-1 (5-1 dts), 16/04/1986

Real Madrid: Augustin, Chendo, Camacho, Maceda, Sanchis (14’ Salguero), Gordillo (110’ Juanito), Butragueno, Michel, Sanchez, Gallego, Santillana. Allenatore: Molowny
Inter: Zenga, Bergomi, Mandorlini, Baresi, Collovati, Ferri , Fanna, Tardelli, Altobelli (51’ Marini), Brady, Rummenigge (83’ Bernazzani). Allenatore: Corso

È una calda serata di Aprile e i nerazzurri affrontano quella che da alcuni anni è la loro nemesi europea: il Real al mitico Santiago Bernabéu. L’Inter ha da vendicare tre eliminazioni sofferte negli anni precedenti da parte dei ladri in maglia bianca in tutte e tre le coppe. Particolarmente dolorosa è stata l’eliminazione dell’anno prima in cui, con la complicità di un arbitraggio da camionette, il Real di Sánchez e Butragueño ribaltò il risultato di 2-0 dell’andata a San Siro con un netto 3-0 al Bernabéu. L’Inter, condotta da Ilario Castagner, ha cambiato diversi giocatori rispetto all’anno prima, inserendo Tardelli e Brady per dare muscoli e ordine al centrocampo dietro la coppia di stelle Altobelli e Rummenigge. Il campionato però è già prenotato dai ladri di Torino e ai nerazzurri non resta che cercare gloria in Coppa UEFA.


Si parte da un rotondo 3-1 a San Siro (doppietta di Tardelli) in una partita dominata dall’Inter, ma fin dall’inizio la musica al Bernabéu è ben diversa: è il tipico assedio e si sente nell’aria il profumo di una **Serata da Inter**. La difesa, guidata dai veterani nerazzurri Bergomi, Ferri e Collovati, resiste stoicamente agli assalti di Hugo Sánchez e compagni fin quasi alla fine del primo tempo. Ma al 43′ un tuffo carpiato di Michel viene premiato con un rigore che Sanchez non sbaglia. Capriole del messicano e poi tutti negli spogliatoi.

Il secondo tempo inizia con il Ladrid sempre avanti e con l’arbitro che lascia menare impuniti i ladri in maglia bianca. Altobelli esce infortunato al 51′ con il porco del Ladrid, Sanchis, nemmeno ammonito. Al 62′ un colpo di testa di Gordillo porta i bianchi avanti 2-0: Real qualificato. Ma due minuti dopo, accade l’impensabile: Collovati, lanciato in area avversaria, viene atterrato da Michel e l’arbitro dà un insperato rigore, che Brady non sbaglia. La qualificazione torna momentaneamente a Milano ma c’è ancora una lunghissima mezz’ora da giocare. Al 74′ Tardelli stende Butragueno in area e c’è il terzo rigore della serata: Sanchez non sbaglia. Col 3-1 si va ai supplementari, dove sale il cattedra quel porco di Santillana, ricordato in Castilla come “la bestia negra del Inter de Milàn”. Due gol per lui e lacrime nerazzurre.

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