Pro e Conte

di Rouje

Se il valzer del mercato estivo ancora non ha iniziato a suonare (anche se è da settimane che gli organi di informazione strimpellano le prime notizie sulle mosse di Suning), su Appiano Gentile aleggia già un nuvolone di rivoluzione, portatore di cambiamenti sia per la rosa titolare, sia e soprattutto per la panchina. L’indiscrezione più clamorosa che riguardi l’Inter ha infatti a che fare con la sua guida tecnica per l’anno che verrà: si sta ovviamente parlando dell’avvicendamento che vedrà (forse, probabilmente) Luciano Spalletti lasciare il timone della squadra tra le mani di Antonio Conte.

Uno degli allenatori italiani più vincenti ancora in circolazione potrebbe quindi guidare l’Inter durante la stagione 2019/20, alzando (in teoria) l’asticella delle ambizioni della famiglia Zhang e regalando ai Nerazzurri la possibilità di aspirare a traguardi più prestigiosi.

Antonio Conte ha guidato con ardore e sapienza sia la Juventus che il Chelsea, ridando a due squadre dal grande blasone ma dalle piccole possibilità la chance di poter tornare ai fasti di un tempo, confermandosi come uno dei tecnici più preparati e appassionati in tutto il panorama europeo. L’ex Juve ha poi guidato l’Italia attraverso l’ultimo campionato europeo, riuscendo a far risorgere dalle macerie una nazionale disastrata e male assortita ricompattando un gruppo grazie al suo carisma e alla sua ferocia, entrando nel cuore di tutti quei tifosi italiani che ancora nutrivano delle riserve sulla sua figura di tecnico.

L’arrivo di Conte sulla panchina interista non sarebbe però una mossa priva di controindicazioni.

Il foglietto illustrativo del tecnico leccese mette bene in mostra il passato juventinissimo di Conte, la sua storia controversa legata ad una delle squadre forse più osteggiate dai tifosi interisti (quella famigerata Juve degli anni ’90) e il suo recente passato dipinto ancora di bianconero.

Antonio Conte è inoltre uno degli architetti della rinascita della Juve dalle macerie di Calciopoli, avendo contribuito in modo decisivo a costruire quella che è ad oggi la prima forza del campionato e una delle migliori squadre d’Europa.

Ogni tifoso interista storcerebbe quindi il naso di fronte al possibile arrivo di Conte, sia alla luce del suo passato ma anche alla prospettiva del suo futuro: Conte non avrebbe certo vita facile sedendo sulla panchina nerazzurra, esponendosi a critiche feroci al minimo errore da parte di stuoli di tifosi pronti a rinfacciargli tutti i suoi scheletri nell’armadio.

Quello che però è innegabile è che Antonio Conte è un grande allenatore, un ottimo professionista e un vero appassionato.

La sua verve e il suo carisma lo nobilitano agli occhi della critica e della stampa, nonché ovviamente a quello dei suoi giocatori. Non dissimili da quelli di Simeone, i metodi di Conte nell’allenare si basano sull’intensità e il ritmo, unendo la fisicità di un centrocampo basato su un mediano e un regista, alla tecnica di un attacco che, sia al Chelsea che alla Juventus, poteva contare sull’impiego simultaneo di una prima e di una seconda punta, rendendo spesso molto difficile per gli avversari la lettura delle situazioni che i 3-5-2 “contiani” sapevano proporre di volta in volta.

Ciò che più però contraddistingue i metodi di Conte è la sua capacità di infiammare gli animi e di condurre letteralmente la squadra alla vittoria. Se solo potesse, probabilmente Conte porterebbe con sé nell’area tecnica una truppa di sbandieratori e di percussionisti, al solo scopo di incitare la squadra e di condurla alla vittoria. Conte è uno scalmanato, un pazzo e un appassionato, che si innamora delle squadre che allena e che fa innamorare i tifosi della sua persona, il tutto nell’ottica di divorare gli avversari come fossero degli agnelli che finiscono tra le fauci di un leone.

Quanto guadagnerebbe quindi l’Inter dallo “switch” Spalletti-Conte? Forse poco, forse moltissimo.

Sulla carta la figura dell’ex Juventus e Chelsea è sicuramente di primo piano, capace e ammaliante, trascinatore e paterno. Da un altro lato però Antonio Conte è troppo legato ai colori bianconeri per poter piacere, almeno di primo acchito, alla tifoseria dell’Inter, partendo già così da una posizione di svantaggio che, se dovesse aggravarsi, scatenerebbe un malumore che potrebbe sfociare in una rivolta nella pubblica piazza.

Pro e Contro, sì e no, cioè e forse. Interrogativi interessanti e per ora irrisolvibili. Nell’attesa, l’Inter cerchi di arrivare al terzo posto in campionato.

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