by Rouje
Delle prime tre gare dell’Inter targata 2019 si possono dire un sacco di cose. Dall’imbarazzante sconfitta contro un Sassuolo frizzantissimo al totale controllo poi gettato al vento contro il Torino, proseguendo con la solida (seppur per certi aspetti acerba) vittoria contro il Bologna, l’Inter ha mostrato sfaccettature tanto interessanti quanto sconfortanti.
Tanto per cominciare, I Nerazzurri offrono continuità in alcune scelte tattiche e una propensione offensiva decisamente più spiccata rispetto all’anno scorso: la titolarità fissa di Politano sulla fascia destra dimostra come quest’anno Spalletti voglia avere degli esterni che giochino a piede invertito, spezzando quella che l’anno scorso era una catena propensa più al gioco conservativo. Senza l’apporto di cross di Cancelo e Candreva, Spalletti decide di affidarsi al sinistro a giro dell’ex Sassuolo, che ha fin qui ripagato la fiducia del tecnico dimostrandosi un acquisto azzeccato per doti tecniche e propensione ad accentrarsi. Per certi versi, l’uomo che possiede il bagaglio tecnico più variegato è proprio Politano: dribbla sia da fermo che in corsa, sterza e pennella ottimi cross e punizioni. La sensazione è che l’Inter si sia accaparrata uno dei migliori talenti italiani in circolazione.
L’altro faro di Spalletti dovrebbe essere Radja Nainggolan. Il condizionale è d’obbligo causa scarso minutaggio, ma dallo spezzone di partita disputato al Dall’Ara si è visto subito come il Ninja sia in grado di scoperchiare le partite e piegare anche le difese più chiuse. Al top della forma, Nainggolan è sicuramente il calciatore più elettrizzante della Serie A, incontenibile in fase offensiva e preziosissimo in pressione. Il belga totale deve ancora trovare lo smalto abbagliante della stagione romana da quattordici gol: grazie alla pausa delle Nazionali potrà lavorare con calma alla Pinetina in vista della partita contro il Parma, cercando magari di migliorare sulla reattività e sulla ricezione delle seconde palle. Se è vero che Nainggolan ricoprirà per tutta la stagione il ruolo di trequartista alle spalle della punta, dovrà rispolverare tutta una serie di movimenti e automatismi che a Bologna sembravano ancora ben lontani dall’essere padroneggiati. Nel momento in cui il Ninja troverà la reattività e lo strappo di un tempo, tornerà a essere il più letale dei centrocampisti, con i gol che arriveranno di conseguenza. Lo sappiamo tutti, Nainggolan segna anche in scivolata.
Un bellissimo rebus è Lautaro Martinez. Dopo un precampionato sfavillante, il Toro ha disputato una prima partita in Serie A totalmente amorfa, un pezzettino di partita ingiudicabile contro il Torino ed è rimasto ai box contro il Bologna causa affaticamento. Sul ragazzo argentino aleggiano ancora molti dubbi, primo fra tutti la sua collocazione tattica. Alle spalle di Icardi? Ala destra? Seconda punta? Tutte queste soluzioni presentano delle controindicazioni: da trequartista è troppo lontano dalla porta, da esterno lo è ancora di più, da seconda punta taglierebbe fuori uno tra Politano e Perisic (se non tutti e due, nel caso Spalletti cambiasse modulo). In attesa di una sua auspicata esplosione ogni esperimento è ben accetto. Sia mai che diventi uno di quei giocatori a cui l’allenatore dice semplicemente: “mettiti dove ti pare, tanto vai bene lo stesso”.
In mediana regna ancora parecchia confusione: Brozovic è ancora lontanissimo dalla condizione di fine campionato scorso, Vecino lotta con la sua natura ibrida tra regista ed incontrista (finendo poi per non combinare niente), Gagliardini è un buon distruttore ma ancora troppo impreciso in certe letture in proiezione, Borja Valero è undesaparecido. L’unico che sembra in grado di dare fosforo al centrocampo Nerazzurro è Kwadwo Asamoah ma è troppo prezioso come esterno sinistro per cambiare la sua posizione. In attesa della fine della pubertà calcistica di Dalbert (praticamente un miraggio), il ghanese ricoprirà il ruolo di terzino sinistro presumibilmente per l’intera stagione, alternandosi forse a volte con Danilo D’Ambrosio, che l’anno scorso in quella posizione aveva disputato un discreto finale di stagione.
Capitolo a parte merita la difesa: per i difensori centrali ci sono due posti per tre titolari e l’unico sicuro della sua posizione è Milan Skriniar. Miranda deve giocare ogni volta con De Vrij a “chi pesca la pagliuzza corta non gioca”: in questo l’olandese sembra averla per ora spuntata, guadagnandosi la temporanea titolarità grazie alla rete contro il Torino e alla buona prestazione di Bologna.
Sime Vrsaljko è ancora da testare: Spalletti e i tifosi chiedono al croato di sfoderare la sua garra da mondiale anche nel campionato italiano, riscattando le stagioni modeste all’Atletico Madrid e dimostrando che gli scacchi rossi e bianchi non sono gli unici colori che è capace di vestire. Se Vrsaljko dovesse rivelarsi un acquisto azzeccato l’Inter potrebbe risolvere non pochi rebus tattici, schierando il croato a destra, D’Ambrosio a sinistra e Asamoah al fianco di Brozovic. Con questa configurazione Spalletti garantirebbe copertura, fisicità, tecnica e verticalità a una squadra che fa di questi quattro fattori il suo vangelo.
Dallo sconforto di Reggio Emilia alla vittoria confusa di Bologna, passando per le altalene di San Siro con il Toro, l’Inter offre delle prime impressioni che più contraddittorie non si può. A parte Skriniar e Perisic (il croato è tornato dal mondiale con più fame di quando è arrivato all’Inter) il resto della squadra sembra ancora scombussolato. Una rosa rinnovata e gerarchie ribaltate non aiutano l’avvio della più importante stagione degli ultimi otto anni: i Nerazzurri dovranno migliorare il risultato in classifica dell’anno scorso, riuscendo possibilmente a passare i gironi di Champions League (impresa molto complicata) e ad insidiare gli equilibri di una Serie A da troppo tempo monopolizzata da una sola squadra.
Fossi Spalletti, la notte non dormirei mica tanto tranquillo.
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