di Sparperetor
È un venerdì di lavoro.
Giornata lunga, ripetitiva, non con molto successo (mo’ faccio il venditore).
In ufficio c’è un’ottima atmosfera, oggi è l’ultimo giorno del mio il mio compagno di banco in questo dannatissimo open office.
By the way, sto ragazzo era una drag queen. Non è un modo di dire, né un’esagerazione ai fini narrative. È proprio una drag queen. Si licenzia per andare a fare questo lavoro full time. Le follie di Londra.
In ogni caso, ci sto a prova’ leggermente con una collega italiana, carina, giovane. Essendo venerdì, lui chiede a tutti di seguirlo per bere tutta la serata, e poi andare ad un karaoke.
Io li seguo per un po’ ma poi ho I cazzi miei da seguire, e le cose con l’italiana non funzionano, che s’è messa dall’altra parte del tavolone, e non c’è abbastanza erba per avvicinarmi.
Mi unisco quindi tre quarti d’ora dopo al gruppo di amici italiani.
C’è la toscana di cui sopra, il fratello e la cognata. Ci sta anche una ragazza slava (russa? Bielorussa? Bulgara? Polacca? Boh), e mi aspettano ad un ristorante tailandese.
Ad un certo punto dal nulla, la mia amica toscana mi dice: “più tardi viene [censura], forse è la volta buona che te la porti a casa”
Io non me l’aspettavo.
Non sono tra le persone con più autostima al mondo, e lei è molto carina, quindi io ero certo mi stesse prendendo per il culo. Tra l’altro, [censura] è la stessa ragazza della festa di quest’inverno, se vi ricordate (vedi puntata otto), con la quale credevo ci fosse un po’ di feeling. Ma a me pare che la ragazza sia un po’ fuori lega per quanto capisca io di gerarchie sociali. Paradossalmente sono sempre stato un po’ più tranquillo con lei.
Le avevo chiesto un paio di volte di uscire (mai da solo con me, mai in un appuntamento vero e proprio, ma soltanto per sondare un po’ il terreno). Mi disse sempre di no, ma non mi è sembrato un no di quelli che conosco io.
Tornando alla cena, la toscana si immette in una filippica che mi dice che con le ragazze in generale bisogna essere persistenti, che io con Censura devo essere più convinto, che le piacciono I ragazzi che la cercano, che gli inviti che le ho fatto sono troppo mosci, e che devo essere più diretto per avere i risultati.
Sia la toscana che la slava sono d’accordo al 100%. È la serata buona, e son il ragazzo giusto.
Io tentenno un po’ all’inizio, ma poi l’intera conversazione al nostro tavolo degenera in quella direzione, con la toscana che ripetutamente mi lascia intendere (neanche troppo velatamente) che ho più di una chance con Censura; anzi, è tutto già in discesa.
La ragazza come ho detto prima è davvero una bella ragazza. Piccolina, viene dalla Padania bene, ma molto bene. Ben formata, definita, ma citrigna (perdonatemi, ma non ho come tradurvi il termine dal siciliano in italiano). Dai tratti latinoamericani (la mamma è sudamericana), col portamento ed I modi di fare giusti. Sicuramente qualche vento di desiderio me l’ha alzato nel tempo, ma come vi ho detto non ho mai pensato di agire.
Praticamente mi vuole far capire che lei ha delle informazioni che io non ho su Censura. Sono strettissime, ed il trio è completato dalla slava, che non batte ciglio, anzi, rincara la dose.
La cena va avanti, e mi viene detto in termini super chiari che stasera è la sera che ci devo provare, e che è – per dirla all’americana – uno slam dunk.
Una schiacciata, in campo aperto, una schiacciata nel tennis. Così facile da non poter sbagliare.
Lei arriva, ed inizialmente non le do troppa attenzione, e man mano la serata si sviluppa, e cominciamo a parlare.
M fa qualche complimento altolocato sulla capacità e la volontà che ci vuole per cambiare lavoro, si passa a come I siciliani sono il suo popolo preferito, insomma, si va bene. Si ride tanto soprattutto.
La porto in pista a ballare (com’era il detto? Tira più un pelo…), balliamo un po’, sembra divertirsi, gli altri ci lasciano soli a posta, le offro un paio di sigarette, “sei sempre preparato, sai sempre cosa dire, mi piace questa cosa, e mi fai ridere come nessuno”.
Mi metto a pensare che forse mi hanno consigliato con cognizione di causa, stasera.
La serata va avanti così, io comincio a chiedermi in che condizioni è il mio letto, e che devo fare domani mattina.
Mi chiede di accompagnarla all’autobus, cosa che ormai ho fatto più volte e che è diventata una specie di tradizione. Mentre si parla, lei comincia a parlare di cibo, e di cucinare. Prendo l’occasione per dirle che cucino alla grande, e per invitarla a cena. Mi ignora. Sorride, in modo naturale. Arriva l’autobus a terminare le mie sofferenze.
Il giorno dopo ho fatto un po’ l’asciugacapelli alla toscana, che adesso dice di non saper nulla, e che non può avere garanzie.