di Mister X
Un tornado si abbatte sull’Inter post-Dortmund. Le dichiarazioni di Conte, quello che appare come uno sfogo contro la dirigenza, strali al cielo, psicodramma in arrivo con previsioni di ricadute pesanti e via dicendo, han riempito le pagine dei giornali e creato un mormorio costante attorno ai nerazzurri. Io non credo però che le parole del tecnico siano state ben comprese e vale la pena analizzarle con attenzione.
Il perché
Si parte dall’aspetto più importante, cioè il motivo dietro queste dichiarazioni. Si sente di un Conte insoddisfatto dal mercato, un Conte contro la dirigenza, un Conte che batte i piedi per una squadra più forte e investimenti maggiori. In realtà non è esattamente vero. La tirata viene fatta principalmente per un motivo ”positivo”. Il tecnico salentino ha studiato l’Inter e si aspettava una squadra abbastanza buona ma incostante, con delle difficoltà a cambiare modulo e ad apprendere certi concetti di gioco e che avrebbe fatto fatica a inizio torneo, per poi assimilare man mano i dettami di base e finire in crescendo. Si è trovato intanto una squadra giovane, ambiziosa, pronta ad assorbire e mettere in pratica tutto fino all’ultima virgola, e soprattutto con delle individualità di livello assoluto. Sensi Barella e Lautaro sono giocatori che permettono di dare un’accelerata a qualunque progetto, uniti a Skriniar DeVrij e all’acquisto di Lukaku creano un’ossatura di una squadra già pronta per vincere. Parliamo di un undici titolare in grado, se a piena forma e non spremuti da troppe partite, di mettere sotto il Barcellona al Camp Nou per ben più di un tempo. Con un pizzico di malizia e di esperienza in più vuol dire giocarsela davvero ad alti livelli. Ecco quindi il perché Conte parla di rosa corta, di lavoro fatto male dalla dirigenza in estate. Non è una critica, ma una chiamata alle armi, come a dire ”Oh, guardate che lavorando meglio, qui c’è una squadra che può vincere subito, altro che progetti a lungo termine e crescita lenta”. Non è solo lo stereotipo dell’allenatore isterico che vuole sempre vincere, è l’analisi di un tecnico bravo che vede questi ragazzi lavorare ogni giorno e che sa che possono ambire a ben altri risultati.
Il perché di queste dichiarazioni è legittimo? Direi che per il momento si può dire di sì, mette davanti agli occhi di tutti che l’Inter attuale non è qui per arrivare seconda comodamente e ritenersi soddisfatta, non è qui per uscire dalla Champions a testa alta, è qui per dare il massimo possibile e il massimo di questa squadra è quello che abbiamo visto nel primo tempo di Barcellona e di Dortmund.
Il come
Quali sono i concetti chiave espressi dunque? Li possiamo riassumere in 3 nuclei. Il discorso sulla rosa, che parla di una coperta corta, di una squadra che va in emergenza per uno o due infortuni; il discorso sulla programmazione estiva, che critica le operazioni fatte in uscita e il tempismo di quelle in entrata; il discorso sulla dirigenza e gli obiettivi stagionali, che parla della necessità di parlare chiaro davanti ai giornalisti.
Parlando della rosa, l’inadeguatezza numerica è evidente facendo la lista degli arruolabili nel 3 5 2. Davanti non esistono riserve per la coppia Lautaro Lukaku, In mezzo dietro sensi barella e Brozovic c’è il vuoto, perché se, per ipotesi, togli uno di questi tre per un mese, gli altri due vengono spremuti il triplo, devono giocare sempre e insieme devono coprire la riserva. Qui anticipo il discorso sulle famose ”situazioni di cui mi sono fidato sbagliando”. Conte è stato stupito dalla rosa in due modi, in positivo, trovando in Sensi Barella e Lautaro interpreti perfetti e rapidi ad apprendere il suo gioco, che gli hanno permesso di giocarsela con squadre molto più pronte e forti, ma anche in negativo, con delle garanzie numeriche sulle riserve che non si sono tradotte in giocatori adatti mentalmente e fisicamente al suo calcio. Non si tratta di avere 24 titolari come la Juve, si tratta di avere delle riserve, specialmente a centrocampo e in attacco, in grado di applicarsi come i titolari. Invece Vecino è un corpo estraneo, Borja un ex giocatore, Gagliardini un vuoto, Politano un equivoco. Non è che non si applichino e non si allenino, semplicemente nonostante l’età e il curriculum, non hanno dimostrato l’intelligenza o l’apprendimento necessario per essere dei rincalzi adatti. Conte non può fare il 3 5 2 che ha in mente inserendo una riserva che non sa stare in campo nel modo giusto o non sa fare un certo tipo di lavoro, ed è costretto a mettere i titolari a ogni partita in un tipo di gioco molto logorante e dispendioso.
Ecco quindi la critica sulla programmazione estiva: si è lavorato all’epurazione di giocatori non funzionali allo spogliatoio, alla vendita o al prestito di chi non voleva stare in quelle che erano le linee guida ma non si è pensato all’aspetto qualitativo del mercato estivo. L’affare Lukaku si è concretizzato tardi, cosi come quelli che riguardavano Perisic, Naingollan e Icardi, impedendo così entrambe le cose necessarie da fare, cioè capire bene chi potesse dare un contributo nel centrocampo a 3 e trovare dei sostituti adeguati a chi era in partenza. Per fare un esempio, in tutto il precampionato Conte si trova un Vecino che gli dà garanzie atletiche e quindi sembra una buona riserva, ma è solo a mercato chiuso e dopo le prime gare che si rende conto che l’uruguagio non è in grado di stare in campo coi movimenti giusti e quindi non può essere utile. Non si tratta di giocatori ”scarsi”, semplicemente di giocatori non adatti e che non imparano.
Viene quindi chiamata in causa la dirigenza. Superficialmente si parla di Conte contro la dirigenza che batte i piedi per i nuovi acquisti, ma non è quello che ha detto il tecnico. Antonio porta in ballo i dirigenti per un altro motivo: far presente alla stampa e ai tifosi quali sono i progetti stagionali, perché è stufo di vedere espressa sul campo una realtà che i giornalisti presentano solo in una luce. Finché l’Inter dimostra contemporaneamente di avere la forza di mettere sotto il Barcellona facendo un gioco spettacolare, e di non avere la mentalità per vincere certe partite, si dirà sempre che è colpa del tecnico, che l’Inter lotta per lo scudetto, e che qualunque sconfitta sarà sempre colpa del cambio non fatto, del singolo giocatore che ha sbagliato e via dicendo. Invece questo gruppo sta dando il 110% e perde per mancanze non del singolo ma di assortimento della rosa e di programmazione nel costruirla. Non ci si è resi conto di quanta potenzialità avessero certi giocatori e del fatto che con Conte a guidarli si poteva lottare per traguardi importanti con due o tre operazioni in più. Questo è quello che dicono le sue dichiarazioni, non un ”compratemi altri” ma un ”la dirigenza spieghi perché con un 11 titolare in grado di vincere lo scudetto o gli scontri diretti di Champions, non si è pensato di allestire una rosa adatta a quei traguardi”.
Il quando
Perché fare queste dichiarazioni ora? Perché parlare di mercato, di acquisti, di rosa corta così lontani dalla finestra di gennaio, quando probabilmente i giochi per campionato e coppe saranno fatti? Il motivo è semplice, come abbiamo detto non si tratta di una lista della spesa, o di un chiedere altri acquisti, ma di cercare chiarezza davanti a tutti, tifosi e giornalisti, su quello che è richiesto a lui come allenatore e a questa squadra. Gli interisti, l’allenatore, i giocatori, sono galvanizzati e su di giri, sentono profumo di vittoria o comunque di poter lottare per un trofeo. Se l’idea è quella di ottenere un piazzamento Champions, di un’annata di transizione per un ennesimo step piccolo in una crescita graduale, che venga detto chiaro. La dirigenza parli chiaro e ammetta di voler sprecare un’occasione molto buona di fare un balzo in avanti grazie ad acquisti molto azzeccati sull’altare del mito della crescita graduale e costante. Conte è un uomo di calcio e certe situazioni le ha vissute sulla sua pelle: quando c’è la possibilità di vincere devi prenderti dei rischi, perché vincere ti accelera qualsiasi progetto, come è successo alla sua prima Juve. Parlare ora, a novembre, chiarisce come non si tratti di mercato ma di essere chiari su cosa si vuole ottenere da questa stagione.
Conte ha fatto bene o male?
Dopo aver analizzato i motivi, i contenuti e il tempismo delle dichiarazioni, possiamo tirare un po’ le somme sulle conseguenze. Da un lato Conte ha degli ottimi motivi, anche in ottica protezione della squadra (nominare Barella e Sensi non è un caso, i due sono forti e sono i migliori insieme a Lautaro, ma sono troppo giovani, applicano i dettami troppo alla lettera senza malizia, vedi Nicolò ad esempio che ancora esce palla a terra perdendola malamente quando il Borussia ci schiacciava nella nostra area), dall’altra non è vero che queste sconfitte sono unicamente figlie delle mancanze della rosa. Tornando un attimo al punto centrale, gli ”inutili” ricambi. Vecino e Gagliardini hanno dimostrato sul campo di poter reggere il centrocampo in certe gare, l’anno scorso vincevamo parecchie partite con loro due come cerniera di mezzo davanti alla difesa a 4. In caso di emergenza, come quella a cui l’infortunio di Sensi ci ha costretto, se c’era da fare turnover, è davvero cosi fuori dal mondo lasciare Brozovic e/o Barella in panchina per giocare con il 4231 del passato? Con Brescia e Bologna era impensabile tornare alla linea difensiva con due centrali visto che sia Skriniar che Godin sono al top in quel ruolo per permettere al centrocampo di rifiatare? Non serve il 352 per vincere in casa contro le neopromosse, solo un’organizzazione di gioco e un centravanti di sfondamento.
Conte ci pensi su. Se davvero crede di avere chances di vincere un trofeo già quest’anno lo dimostri: se le riserve che ha non sono adatte al suo gioco troppo dispendioso, integri un sistema meno logorante che permetta a Politano, Vecino, Valero Gagliardini e Godin di dare un contributo. Anche perché è palese come nei prossimi mesi il suo 352 verrà studiato più a fondo. Prendere sempre più gol non è solo sintomo di stanchezza, ma anche del fatto che stanno capendo dove siamo più vulnerabili.