di Rouje
L’Inter all’esordio stagionale schianta il Lecce con una prestazione a tratti perfetta e a tratti fin troppo perfetta, mostrando a tutti quanto il lavoro di Antonio Conte possa già essere stato recepito da molti dei giocatori scesi in campo.
Su tutti spiccano le prestazioni di Brozovic e Sensi, autori di un match quasi privo di sbavature e di due gol che, seppur diversi, dimostrano entrambi quanta qualità possa vantare il centrocampo dell’Inter. Nei movimenti i due mediani si intendono alla perfezione, con Brozo più propenso ad appoggiare la manovra e ad inserirsi meno in area di rigore, mentre Sensi gioca a tratti quasi come un trequartista, andando a fare sponde e supportando gli attaccanti nello sviluppo offensivo. Con un Barella che sembra ancora fuori condizione, l’Inter può comunque sentirsi tranquilla: l’ottima prova casalinga e le ottime partite di pre-season dimostrano come il reparto nevralgico del gioco nerazzurro abbia recepito perfettamente i dettami dell’allenatore, dimostrando costanza e soprattutto grande capacità di leggere e sfruttare le situazioni favorevoli per far male all’avversario.
Se i difensori quasi non hanno mai dovuto intervenire nel corso dell’intera partita (ad eccezione di un tiro di Lapadula salvato di testa da Skriniar), gli attaccanti hanno dovuto muoversi moltissimo, allargando e restringendo le maglie della squadra a seconda delle esigenze. Mentre Lautaro deve stare sempre al centro dell’attacco, fornendo appoggio ai compagni e agendo da costruttore nello sviluppo dell’azione, Lukaku ha il compito di galleggiare sulla linea del fuorigioco in attesa della palla giusta, aspettando di trovarsi nella posizione ottimale per potersi scatenare in campo aperto. Il belga è un giocatore imprendibile quando punta l’area di rigore, e i difensori del Lecce sono stati più volte travolti come birilli colpiti da una palla da bowling. Se è vero che Lukaku ha peccato di finezza in certe situazioni, sbagliando qualche sponda di troppo, ha però fatto vedere una perfetta attitudine quando ha dovuto attaccare gli spazi aperti, tirando dritto a testa bassa senza fermarsi. Alla faccia di chi vedeva in lui un giocatore statico e ingombrante.
Difficile trovare dei difetti a questa Inter, alla luce di una partita pressoché perfetta e di quattro gol tutti straordinari, frutto sia dell’abilità dei singoli giocatori sia della sapienza e dedizione dell’allenatore. Proprio per questo motivo però la partita contro il Lecce è da prendere con le pinze: l’Inter è ancora una squadra in costruzione, dovendosi ancora adattare a dovere al nuovo modulo e dovendo soprattutto evitare di farsi trovare scoperta in contropiede, fondamentale sofferto molto dai Nerazzurri durante l’arco di tutto il precampionato.
Skriniar ancora fatica a interpretare il ruolo di centrale di sinistra, e Vecino sembra non riuscire a palleggiare tanto bene quanto il resto dei suoi compagni, confermandosi tecnicamente come l’anello debole del centrocampo interista. Barella non è in condizione e Lautaro sottoporta fatica a ragionare con lucidità, segno di come, in veste di puntero, abbia ancora parecchia strada da fare.
Quella contro il Cagliari sarà la prima effettiva collina che i Nerazzurri dovranno scalare: non una montagna insormontabile, ma nemmeno una dolce passeggiata in pianura, quale è stata la partita di ieri sera. Sensi e Brozovic saranno messi a dura prova nel palleggiare in mezzo a un centrocampo fisico e di qualità come quello del Cagliari, e Lukaku dovrà fronteggiare dei centrali decisamente più prestanti di quelli del Lecce.
L’Inter sarà chiamata quindi al suo primo vero test, a cui arriva comunque più che in fiducia e consapevole dei suoi pregi, così come dei suoi difetti.
Per concludere apro una parentesi: l’Inter sta riuscendo a liberarsi di diversi giocatori in esubero. Dalbert e Joao Mario sono ormai partenti, uno in direzione Firenze e l’altro verso Mosca, sponda Lokomotiv. Queste cessioni aprono diverse possibilità in entrata, segno di come ancora Conte voglia infarcire l’Inter di altri ingredienti a lui più graditi, magari uno fra Vidal e Milinkovic e sicuramente Cristiano Biraghi.
Conte, quando la dirigenza ha mostrato segni evidenti di rallentamento nelle operazioni in entrata, non ha mancato di sollecitare Marotta e Ausilio chiedendo acquisti al più presto, per iniziare a lavorare il prima possibile con la rosa al completo. Da parte dell’allenatore quindi vi è stata grande partecipazione alle dinamiche di mercato, sia palesi, come dimostrano le sue dichiarazioni in conferenza stampa, sia segrete, delle quali non possiamo essere a conoscenza ma che sicuramente saranno state quantomeno asfissianti.
Tra i nuovi innesti ora e le sollecitazioni per gli acquisti prima, Conte sembra essersi calato all’interno delle dinamiche interiste più di quanto fosse lecito aspettarsi, segno di come abbia in testa un progetto ben più ampio (e forse a questo punto a lungo termine) di quanto immaginabile all’inizio e, di conseguenza, anche più ambizioso.
Quanti anni di Conte nel futuro? Quanto ci metterà a mettere a punto l’Inter dei suoi sogni?