Simone Inzaghi sarà l’allenatore dell’Inter per i prossimi due anni.
La missione del tecnico ex laziale non sarà semplice: si troverà ad amministrare un’eredità ricca e pesante, dovendo confrontarsi con l’esigenza di riconfermare i risultati di Conte e soprattutto con il bisogno dell’Inter di gestire la sua delicata situazione finanziaria. L’ormai sicura cessione di Hakimi potrebbe infatti non essere l’unico colpo inferto alla rosa per motivi di bilancio, e all’inizio della stagione Inzaghi potrebbe dover fare a meno di altri pezzi importanti della squadra.
Accantonando però le criticità, quella di Inzaghi è la miglior scelta possibile per rimpiazzare Conte. Il tecnico è infatti uno degli allenatori più vincenti della Serie A degli ultimi anni, e il suo 3-5-2 fluido e adattivo, con cui ha fatto le fortune della Lazio, può essere un ottimo punto di partenza per approcciarsi al consolidato sistema creato da Conte nei suoi due anni in nerazzurro.
Inzaghi è infatti un maestro dell’adattamento, che preferisce lasciare spazio all’interpretazione della gara da parte dei suoi giocatori piuttosto che impostare la partita secondo uno schema più rigido.
In questo senso sarà interessante vedere se e come sarà impiegato Christian Eriksen: Inzaghi potrebbe decidere, come fatto alla Lazio con Luis Alberto, di concedere al danese la tanto agognata libertà che Conte aveva deciso di negargli, consentendo all’ex Tottenham di esprimersi al meglio in un sistema che ne esalti a pieno le caratteristiche. Dietro due punte di ruolo Eriksen sarà sì un metronomo fra l’attacco e il centrocampo della squadra, ma avrà anche molte più chance di avvicinarsi alla porta per arrivare al tiro, o di rifinire l’azione per vie centrali o aprendo sugli esterni.
Come Eriksen ci saranno molti altri giocatori che potrebbero vedere sconvolto il loro modo di interpretare le partite: Nicolò Barella sarà impiegato come un centrocampista molto più mobile di quello che è stato fino ad ora, e probabilmente lo vedremo sganciarsi dalla catena di destra per agire molto più centralmente, magari anche con la possibilità di accentrarsi più spesso per concludere in porta. Potrebbero anche trovare più spazio Matteo Darmian e Danilo D’Ambrosio, due jolly che Inzaghi impiegherebbe sia come esterni che come difensori centrali, ripetendo l’esperimento riuscito con Radu di ridare vita a due giocatori ormai nella fase calante della loro carriera. Anche Lautaro Martinez potrebbe vedere il suo ruolo rivoluzionato, spostato diversi metri più indietro per lasciare spazio a Lukaku di inserirsi in area con più frequenza rispetto al passato. Vedremo meno contropiedi fulminanti e più manovra e controllo della gara, con il belga che potrebbe agire come unica punta in un ruolo simile a quello di Immobile (e quindi in grado di segnare anche più gol rispetto al passato) e Lautaro protagonista di un ruolo più associativo, magari come trequartista atipico “alla Correa” al fianco di Eriksen.
Quale sarà la soluzione adottata da Inzaghi, di sicuro comunque non abbandonerà le ottime certezze di cui vive la squadra dopo l’ultima stagione da record. L’Inter manterrà ancora la sua anima verticale, la sua vocazione nel contrattaccare in campo aperto (anche se, senza Hakimi, i contropiedi saranno meno efficaci) e il centro del gioco resterà comunque il reparto difensivo. I cambiamenti saranno graduali e visibili probabilmente solo dopo mesi di lavoro, ma l’Inter può permetterselo grazie alle solide basi acquisite negli anni precedenti.