di Rouje
Siamo alle battute decisive.
La partita di sabato allo stadio San Siro sancirà definitivamente chi tra i Giallorossi e i Nerazzurri potrà dirsi tranquillo in ottica qualificazione per la prossima Champions League, mettendo ufficiosamente fine ad una stagione che, sia per la milanese che per la romana, è stata ricca di ottenimenti ma anche di privazioni.
Il cammino europeo della Roma può dirsi a conti fatti soddisfacente, anche se l’eliminazione suicida subita contro il Porto in Champions League lascia in bocca ai tifosi della capitale un sapore più che amaro. A complicare ulteriormente una stagione già di per sé delicata, le vicende legate alle dimissioni di Monchi e di Di Francesco hanno dato un’ulteriore schiaffo all’ambiente, portando a Trigoria solo confusione e scoramento.
La dirigenza americana della Roma ha perciò deciso di richiamare all’ovile Claudio Ranieri, con il quale, si sa, Roma ha sempre avuto un bel rapporto, anche se non particolarmente proficuo dal punto di vista dei risultati ottenuti. La scelta di affidare i Giallorossi a Ranieri dimostra come si voglia puntare per una volta sulla prudenza e l’equilibrio, lasciandosi alle spalle i folli acquisti estivi di Monchi e gli esperimenti tattici di DiFra, cercando di far approdare la Lupa in un porto sicuro e di arrivare indenni al quarto posto.
Esautorato Olsen e trovato un prototipo di formazione tipo, Ranieri si avvicina alla prossima di campionato contro l’Inter con in mano una squadra ancora molto insicura, vittima di un anno traumatico e al di sotto delle aspettative.
Da parte sua l’Inter ha avuto anche lei le sue gatte da pelare: dalla deludente avventura europea conclusasi solo ai gironi al conseguente riscatto mancato in Europa League, fino ad arrivare alla bufera che ancora imperversa nello spogliatoio, i Nerazzurri hanno attraversato e attraversano una vera e propria odissea, vivendo quella di quest’anno come una delle stagioni più convulse della sua storia, nonostante ci fossero tutti i presupposti per poterla rendere grandiosa.
Iltoposinterista del 2019 è quello delle “occasioni mancate”: l’Inter ha vissuto tante e troppe situazioni in cui sperimentare, impegnarsi e avere coraggio, ma irrimediabilmente la squadra (o chi per lei, nelle singole situazioni) ha optato per la scelta sbagliata, finendo per perdere i possibili vantaggi e prospettive che l’agire con coscienza avrebbe potuto regalare.
Schierare in campo Lautaro e Icardi contemporaneamente e con profitto, gestire meglio la bufera creatasi intorno a Nainggolan prima e a Icardi poi, vendere Perisic già a gennaio (o addirittura ad agosto, dopo il mondiale), dare fin da subito qualche chance in più da titolare a Martinez, trattenere Zaniolo o Pinamonti… La lista potrebbe andare avanti all’infinito, dilungandosi in una lunga serie di voci tutte ugualmente scoraggianti e con l’unico intento di far mangiare le mani ai tifosi dell’Inter, presi dallo sconforto nell’immaginarsi cosa sarebbe potuta essere la stagione che sta per finire.
Tra Inter e Roma sembra stia per disputarsi il derby dell’inefficienza: entrambe le squadre hanno condotto una stagione al di sotto delle aspettative esclusivamente per colpa della testardaggine e dell’inadeguatezza di alcune figure chiave delle due società, che esse fossero allenatori, dirigenti o giocatori.
La confusione che regna a Roma e a Milano ha paralizzato gli apparati di entrambe le squadre. La strategia per rimediare alle voragini apertesi nel corso della stagione è stata la stessa per l’Inter e per la Roma: scaricare le colpe di un intero sistema sulle spalle di singoli individui, ovvero Eusebio Di Francesco e Mauro Icardi, facendoli finire al centro di polemiche che questi ultimi avevano solo in piccola parte contribuito a scatenare.
Quello che accomuna l’Inter e la Roma è la modalità di attribuzione delle responsabilità, che fa fluire in un solo piccolo rigagnolo l’intero flusso di problemi di un intero apparato malfunzionante.
Con il senno di poi però la strategia comunemente adottata non sembra aver sortito gli effetti sperati.
Per essere chiari bisogna agire con chiarezza. Per essere ascoltati bisogna parlare apertamente.
Sia la Roma che l’Inter si sono nascoste tutto l’anno dietro il paravento di codici etici mai veramente scritti, di figure di professionisti mai veramente professionali, di dinamiche “gruppocentriche” mai veramente messe in pratica. Tutto ciò che è stato fatto è stato semplicemente adottare l’antichissimo rimedio del capro espiatorio, per concentrare le attenzioni di tutti su un singolo sacrificio e poter lavarsi le mani indisturbati, al riparo da colpe oggettive che però non sono mai state fatte valere nelle sedi appropriate.
La partita di sabato sarà di sicuro piena di emozioni, occasioni, spunti. L’Inter sembra leggermente avvantaggiata, ma la Roma è un avversario temibile ed imprevedibile, capace di sorprendere in ogni momento e di ribaltare risultati scritti, ma anche di perdere a partita già chiusa.
Chiunque dovesse vincere uscirà però dallo stadio con l’amaro in bocca, consapevole che una singola vittoria non può, purtroppo, far dimenticare un intero anno di scelte sbagliate.