di Mister X
Un anno fa di questi tempi scrivevo di una sterzata data alla nostra stagione.
L’Inter di Spalletti che usciva di strada con un punto in due partite, alla prima esperienza in Champions da un lustro, che con il gol da fuori area all’80esimo di Icardi tornava in carreggiata recuperando terreno in campionato e apprestandosi a passare il girone.
Sulla strada sterzate e controsterzate avvengono in pochi secondi, mentre nel calcio i tempi sono dilatati e a volte il momento in cui torni sull’asfalto non è una ripresa del veicolo grazie a un bravo pilota ma un preludio allo schianto per un autista arruffone che gira il volante a caso.
L’Inter che macinava punti di rabbia e nervosismo, l’Inter che aveva strappato un pass virtuale per gli ottavi, si stava schiantando a dicembre contro un muro chiamato Beppe Marotta.
Io ero molto scettico sul suo ingaggio, cosa avrebbe mai potuto fare, a cosa serviva un gobbo, uno che festeggia con la bottiglia dei 37 scudetti sul campo? Il tifoso, ed è il suo ruolo, è esaltato, ragiona col cuore e coi sentimenti, fa le barricate noi vs loro, ma si dimentica che nel calcio i milioni di euro che girano sono reali, soldi veri, non i fantamilioni del fantacalcio o i crediti di fut.
I bambini giocano a far finta di saperne muovendo valute virtuali, il denaro reale è in mano a professionisti.
E i professionisti, quelli bravi, fanno il loro lavoro, esultano per i risultati ottenuti, poi fanno ancora meglio altrove, perché sono pagati, perché quando guadagni milioni non importa che colori vesti o hai vestito ma solo come lavori. In meno di un anno Marotta ha rivoltato l’Inter, facendo schiantare l’auto con Spalletti alla guida, una vettura che procedeva a zig-zag, rattoppata con pezzi vecchi, da aggiustare in corsa, arrivata a malapena a un traguardo minimo mentre lasciava rottami e lamiere qui e li. Io per primo non credevo che sarebbe cambiato così tanto in così poco. Invece in pochi mesi abbiamo: forzato la cessione di Icardi dopo la pantomima del post gennaio, chiuso con Spalletti inadeguato a certi livelli, buon traghettatore ma incapace di quel guizzo in più per approfittare di una chance ottima per fare il salto, preso un allenatore professionista che lavora sodo e chiaramente per un progetto limpido negli intenti e nella realizzazione, tolta la metà della squadra che presentava debolezze mentali e tecniche gravi. Contemporaneamente a queste macerie si è fatta una campagna acquisti non perfetta ma nei limiti del possibile puntando su profili in linea con l’idea del tecnico, gente volenterosa, che assimila, che corre e su cui si può contare.
Si può guardare ancora in negativo, perché l’Inter attuale è tutto tranne che un’ottima squadra, ha lacune e anche qualche retaggio mentale sbagliato visto nella gara con lo Slavia, ma non si può negare l’inversione totale degli ultimi 8 mesi. Da guardare nel dettaglio.
La dirigenza è stata ribaltata. Una struttura societaria a dir poco confusa in cui le competenze non sono chiare è stata gestita a scomparti. Zhang jr è il presidente con poteri di firma per una presenza a Milano semi-costante.
Marotta gestisce il ramo tecnico e sportivo a stretto contatto con Ausilio, rimasto nei suoi punti forti di gestione economica e sul mercato italiano e Conte, un uomo di totale fiducia che l’AD conosce a fondo. La guida tecnica non è un semplice cambio di allenatore, e nemmeno un cambio di modulo o di filosofia di gioco. Prendere Conte e pagarlo così tanto è una dichiarazione d’intenti: l’allenatore è inamovibile e non in discussione, è qui per creare un certo tipo di gruppo basato sulla collettività e sul lavoro. La totale sincronia con la dirigenza consente a Conte di attuare il famoso “cacciare la gente con un dito”. Perisic non sa fare il lavoro che gli si chiede?
Non apprende i movimenti o non corre? Non è funzionale e viene ceduto. Idem Joao Mario, Dalbert, chiunque non sia forte prima di tutto di mentalità. Il vero punto focale di Antonio Conte, quello che manca a Sarri e a Giampaolo ad esempio, è l’avere giocatori disposti a fare e a giocare come vuole il tecnico, dai movimenti in campo a una determinazione feroce nelle partite. Con Conte, nel bene e nel male, si fa quel che si prepara e si lotta. Anarchici, deboli e paurosi vengono allontanati.
La squadra stessa è stata rivoluzionata come più in una sola sessione di mercato sarebbe stato difficile fare. Godin dimostra di avere ancora un paio di stagioni buone e ha blindato una difesa che poteva risultare vulnerabile nel passaggio a 3. D’Ambrosio e Asamoah non sono campioni ma rientrano in quell’idea di giocatore volenteroso e malleabile su cui Conte può far affidamento, come sarà Biraghi. Da Lazaro ci si aspetterà qualcosa in più, ma anche il derby ha dimostrato come D’Ambrosio può eventualmente fare il quinto di centrocampo al posto di Candreva oltre che il terzo in difesa. Il centrocampo attorno a Brozovic è stato rivoluzionato ma servirà trovare l’alchimia giusta per assortire Barella e Sensi, visto che finora hanno reso meglio nella stessa posizione pur fornendo un tipo di apporto diverso. Vecino è il primo rincalzo ma è un reparto corto in cui servirà mettere mano forse già a gennaio.
L’attacco è quello che ha segnato il ritorno dell’Inter su certi tavoli di trattativa, anche vendere giocatori a Bayern e PSG, comprandoli dallo United dimostra come si stia ragionando a un livello diverso. Sanchez entrerà presto nelle rotazioni, l’impressione è che sia il meno malleabile e il più anarchico, cosa che Conte vuole un po’ limitare prima di metterlo in campo.
Con 5 nuovi innesti in campo, una filosofia e un gioco diversi, un diverso tipo di lavoro, in 8 mesi l’Inter si è ribaltata. Rimangono giusto un paio di riflessioni da fare.
La prima è la Champions League, per cui non siamo all’altezza forse nemmeno di passare agli ottavi. Di per sé non sarebbe una tragedia al primo anno di un nuovo progetto, ma ora come ora l’impressione è che lo stesso Conte non voglia buttarci troppe energie, considerando il girone troppo oltre il nostro livello attuale. Inutile dire che la difficoltà è la stessa dell’anno scorso e quindi con la nuova squadra si dovrebbe quantomeno tentare di far qualcosa di più.
La seconda è che dobbiamo ancora vedere Conte alle prese con la crisi di dicembre/gennaio. Arriverà anche quest’anno? La rosa non è lunghissima.
Queste vittorie consecutive fanno ben sperare, non tanto per i punti, fatti con Mancini e con Spalletti, ma per il modo in cui sono arrivate, senza patemi e senza troppa difficoltà.
Speriamo di iniziare un circolo virtuoso in cui anche indirizzare le partite e controllarle non diventi un un’impresa.