Skrinny Love

by Istvan Nyers

Dunque Milan Skriniar, nel destino il nome della città dove giochi, nello sguardo-adesso-non-più-miope il lampo autenticamente interista che abbiamo inseguito per tutti questi anni.

Dunque, Milan Skriniar, il tuo acquisto è stato annunciato all’inizio di un’estate folle come la tradizione nerazzurra impone, un’estate di formazioni immaginarie che prevedevano Angel Di Maria e magari Gareth Bale alle dipendenze di Luciano Spalletti fermo lì ai cancelli, in attesa, un’escalation di aspettative più o menosocialfragorosamente crollate nel nome degli arrivi di Mati Vecino, Borgia Valero e Yann Karamoh, oltre che dei terzini Dalbert e e Joao Cancelo. Ti hannoufficializzato, come si dice in gergo, il 7/7/2017, e scatenatevi pure, cabalisti.

Dunque, Milan Skriniar. Sulle prime, ti osservavo con un miscuglio di speranza e disillusione. Quei capelli biondicci e una pettinatura diversamente immobile rispetto a quella di Javier Zanetti, una presenza fisica evidente a partire dalle gambacce, esaltata da quello strambo numero di maglia, il trentasette, un numero sgarbato, scorbutico.

Le prime partite sono state più che incoraggianti, sì. Ma c’era il precedente di Jeison Murillo, fresco freschissimo, uno che pareva forte e che poi s’è smarrito, oltre alla marea di delusioni che abbiamo ingoiato negli ultimi anni. Quindi il flussodicoscienza era più o meno questo: “Però bravo questo ragazzone, e ci ha pure una faccia che ispira discreta simpatia, anvedi. Pare serio, vé?, e poi cappero, ha un senso della posizione che sembra innato, due gamboni che sanno quando azzardare l’anticipo e quando no, e pure in fase di impostazione, ti dirò, sa il fatto suo, gioca la palla in un modo essenziale, geometrico, azzarda pure le verticalizzazioni… È sempre concentrato sul gioco, su quello che succede in campo, e poi accidenti! quella maglia che porta addosso sembra… non sembra una maglia, sembra proprio la sua pelle”.
E nel frattempo, Milan Skriniar, avevi pure iniziato a segnare nelle incursioni sotto la porta avversaria, tu così bravo a difendere la propria.

E via discorrendo, nella terra di mezzo tra Wow, questo è veramente forte, stai a vedere che abbiamo un grande difensore, e Ma no, ci dev’essere un inghippo da qualche parte, aspettiamo ancora. Nel frattempo lui in campo piazzava ribattute su ribattute; puliva l’area con la potenza di un detergente universale; sempre con quell’aria concentrata, e un timido sorriso sulle labbra, a fine partita.
Per quello che mi riguarda, a Napoli, al San Paolo, lo scetticismo e la prudenza e la scaramanzia hanno iniziato definitivamente a vacillare. Ci sono gli amanti del calcio offensivo – e grazie, il calcio è lo spettacolo del gol – ma hei anche la difesa ha il suo fascino, e quel sabatosera lì al San Paolo contro il Napoli in fiducia e lanciato Skriniar ha mostrato quanto possaessere ficodifendere, ribattere colpo su colpo agli attacchi, respingere gli avversari oltre una linea immaginaria oltre cui non si deve mai passare. Quella sera ho visto i piccoli e veloci attaccanti del Napoli rimbalzare contro il ciuffo biondiccio e le gambacce di Milan Skriniar.

Ma, Milan Skriniar, ilclicinteriore è scattato in una domenica di inizio dicembre; quel giorno ho capito chiaramente che non potevo più nascondere a me stesso di aver ritrovato un idolo con la mia maglia del cuore, dopo tanto tempo. Sì, era una partita che da calendario l’Inter avrebbe dovuto vincere – e che ha vinto, in effetti. Sì l’azione in questione è nata sul 4-0.

 

Insomma era Inter – Chievo. Però ecco quando ti ho visto rimbalzare (ancora!) un attaccante avversario sulla lunetta e poi ripartire come un forsennato verso la metà campo avversaria, con quelle gambacce (ancora!) e quel modo di correre da cavallone selvaggio, e toccare la palla verso Marcelo Brozovic un attimo prima che andassi a sbattere tu contro un mediano gialloblù, un solo attimo in cui la tua corsa si è arrestata per poi ripartire ormai dal cerchio di centrocampo e scavallare dall’altra parte… e nel frattempo Brozovic s’inventa un lancione bellissimo verso Antonio Candreva, che rimette la palla verso il cuore dell’area avversaria dopo un solo tocco… e nel frattempo tu Milan Skriniar ci eri arrivato fin dentro quell’area, liberata da un bellissimo movimento a tagliare di Mauro Icardi, e ti sei abbassato verso il pallone e l’hai colpito e messo alle spalle del portiere avversario; ecco, lì mi sono alzato in piedi e ho detto, Eccolo, lo abbiamo trovato, è un nuovo eroe, è quello che cercavo.

Poi è venuto l’inverno, come recitava la campagna abbonamenti estiva, e l’inverno ha però portato sciagure e punti persi; ti sei ritrovato solo, senza Miranda prima e addirittura Ranocchia e a un certo punto hai condiviso la linea difensiva con Davide Santon centrale e Yuto Nagatomo sulla sinistra, una congiura contro la tua stabilità cerebrale; e hai tenuto botta. Sei stato presente in tutte le partite del campionato.

Contro il Benevento, quando nel secondo tempo il risultato era fermo sullo zero a zero e sembrava che veramente tutto stesse Andando Nuovamente A Puttane, lo hai rifatto: sei entrato nel cuore dell’area del nemico, hai superato di slancio il controllo di Uno Due Tre marcatori avversari ti sei abbassato verso il pallone e hai piegato le mani del portiere, insaccando un gol essenziale come l’aria che ci stavano levando ancora una volta di torno. Hai esultato come un vero interista. È l’esultanza di una stagione. È l’esultanza degli interisti.

 

Poi c’è il resto, l’altalena delle ultime partite, l’obiettivo che sfuma e poi sembra alla portata e poi sfuma di nuovo e infine gooool di Mati Vecino; e questo è quanto, Milan Skriniar.
Soprattutto, Milan Skriniar, hei, grazie. E in bocca al lupissimo per la prossima stagione. Io, noi, abbiamo un nuovo idolo. E adesso che ci vedi ancora meglio!, non ti distrarre quando alzerai gli occhi su quella marea nerazzurra che ti incita – che ti ama.

[yasr_visitor_votes size=”medium”]

Per visualizzare i commenti devi prima effettuare il login.