Quello che ci meritiamo

di Maffo17

È l’87esimo di Cagliari Inter, la tua squadra sta perdendo 2 a 1 e tu, con il numero 87 sulla schiena, ti accingi a tirare un calcio di punizione. Potresti cercare, con i tuoi limitati mezzi tecnici, di disegnare (scarabocchiare forse è più realistico) una parabola che vada ad atterrare a casaccio in mezzo all’area di rigore, ma invece no, ti senti in fiducia e osi. Spari un bolide che scaglia il povero pallone nell’iperspazio.

Chiunque di noi abbia assistito alla scena saprà che non c’era nessuna possibilità che la punizione, o la partita, o la stagione, avesse un altro epilogo. Lo sconforto generato dall’ennesima prestazione indecorosa di questo gruppo sgangherato provoca una caccia al colpevole che, in una tifoseria votata spasmodicamente alla ricerca della perfezione -è così, questa è l’idea generale che dà forma alla Weltanschaaung interista- a un certo punto incontra un’aporia. Ha senso continuare a cercare un colpevole quando tutti gli elementi in nostro possesso dicono che questa situazione è solo il logico frutto delle molteplici scellerate scelte compiute?

Ogni volta che il buonsenso ci diceva di imboccare una strada, la società imboccava il sentiero opposto. Sistemare i gobbi una volta per sempre? Ma quando mai. Imporre uno stile comunicativo chiaro ed efficace? In un’altra vita forse. Investire per ottenere risultati sportivi concreti, anche non immediati? Meglio acquistare metà non giocanti per l’immediato e bullarsi di inutili rapporti di vassallaggio, foraggiati a suon di acquisti cari e inadeguati. Nainggolan o Hernanes, un centrocampista o Eder, un centrocampista normodotato o Nainggolan versione Amy Winehouse, un centrocampista o Nessunelli sono i bivi di mercato più dolorosi di questi anni (incredibile la ricorrenza della parola centrocampo, va beh). Ogni volta che si è trattato di scegliere, la scelta fatta è stata quella sbagliata. Oppure, non c’è stata nessuna scelta, ma solo uno stanco trascinarsi, un logorio denso d’ignavia che sbiadisce i ricordi migliori ed impedisce ai sogni di prendere vita, uccidendo il futuro nella culla.

Davanti a questa serie infinita di errori sembra incredibile che la nostra squadra ancora esista, e in effetti, in parte, lo è. Certo, qualcuno a questo punto ribatterà che in fondo l’anno scorso l’obiettivo è stato raggiunto, ma che obiettivo è il quarto posto? In che modo questo può coniugarsi con le promesse di potenza della proprietà, con il DNA della squadra nerazzurra che ci impone di lottare per vincere, sempre? Appena insediato, un dirigente dal passato equivoco ha osato ricordarlo a noi e a quella lagna supercazzolante che sta in panchina. Abbiamo dato seguito alle sue parole uscendo mestamente dalla coppa Italia e continuiamo a sognare di uscire dall’Europa League per poter consolidare il quarto posto in campionato, certi del futuro migliore che questo prestigioso piazzamento ci offrirà. Averlo raggiunto l’anno scorso, d’altronde, ha dato a tutti noi l’impressione di esserci presi, finalmente, quello che ci meritiamo. Ecco, proviamo a chiedercelo ancora una volta: è questo, proprio questo, ciò che ci meritiamo?