Belle e brutte figure

di Rouje

Per l’Inter, quello delle prossime uscite sarà un calendario complicatissimo.

Soffermandosi anche solo sui prossimi tre match, i Nerazzurri dovranno confrontarsi con l’Eintracht Francoforte, la Spal e il Milan, tutte squadre potenzialmente in grado di mettere parecchio in difficoltà l’Inter (soprattutto considerando lo stato di forma non proprio esaltante degli uomini di Spalletti) e di compromettere irrimediabilmente una stagione iniziata male, proseguita decisamente meglio ma che ora sembra essersi complicata ben oltre le più nere aspettative.

L’ostracismo (immotivato o meno, punti di vista) nei confronti di Icardi, la non più certa impermeabilità della difesa, una volta punto forte della squadra, le lune storte di Perisic, Nainggolan, Brozovic e le frizioni tra questi ultimi e gli altri componenti della squadra, sono solo alcuni dei fattori destabilizzanti che hanno minato e distrutto la fiducia, costruita in mesi di duro lavoro, di un gruppo che sembrava parecchio affiatato ma che oggi appare disunito come non mai.

In una situazione del genere anche il massimo impegno della squadra e dell’allenatore può purtroppo non bastare: vedersi dall’oggi al domani privati dell’uomo chiave dell’attacco ha reso l’Inter più debole, magari più “bella” nello sviluppo della sua manovra, ma in ogni caso incapace di sbloccare certe situazioni ingarbugliate che il solo Icardi poteva risolvere. Che l’argentino possa rivedersi in campo a Francoforte, come qualcuno vocifera negli ultimi giorni?

A parere di molti, questo sarebbe solo un bene, per la squadra e l’ambiente. Anche se la frattura tra l’Inter e il suo bomber sembra ad oggi insanabile, nulla però è perduto, a patto che tutte le parti in causa facciano in modo di venirsi incontro reciprocamente. E, chissà, forse Maurito potrebbe aver imparato dai suoi errori, peccati di egoismo (professionale e sportivo) che la squadra gli ha fatto bruscamente notare, esautorandolo e pretendendo da lui delle scuse sincere.

Chi però da questa situazione ne ha tratto un sicuro vantaggio è innanzitutto Lautaro Martinez (per ovvie ragioni) e, in seconda battuta, anche il “Ninja” Nainggolan (per ragioni stavolta un po’ meno ovvie).

Il primo ha visto la sua posizione nelle gerarchie raggiungere di colpo la vetta. A suon di prestazioni convincenti (e anche di gol, tutti belli), Lautaro si è saputo mettere in gioco e farsi apprezzare, dimostrando che l’Inter, nel bene e nel male, un gioiello di attaccante, in panchina, l’ha sempre avuto. Se dovesse continuare sulla falsa riga delle ultime prestazioni, il Toro di Bahia avrebbe un posto titolare assicurato anche la prossima stagione.

Da parte sua invece Radja Nainggolan è in continua crescita, sia fisica, che tecnica, che “sociale” (e qui, finalmente, non si parla di social network). Nainggolan sembra aver trovato finalmente la sua dimensione, forse proprio grazie all’inserimento in attacco di un giocatore come Lautaro, ben più in grado di Icardi di fraseggiare con il centrocampista belga e di esaltarne quindi le qualità. Strappi, recuperi, gol e assist: tutto ciò che Nainggolan finora aveva centellinato e quasi nascosto, ora sembra poterne offrire in quantità.

Non c’è stata partita tra le ultime che Nainggolan non abbia saputo incidere nel gioco dell’Inter, a volte anche in modo decisivo. Chi dava il Ninja per morto si scusi (io per primo alzo la mano), e rifletta sul fatto che nel calcio il cinismo non sempre è una risposta adeguata: a volte la mancanza di volontà di un giocatore non è dettata da sue mancanze, ma semplicemente da fattori imponderabili, che possono scomparire da un momento all’altro, come la tristezza, la nostalgia o, come credo nel caso di Radja, solo un po’ di solitudine.

Radja Nainggolan, chapeau.

Chi invece, alla luce del suo comportamento e a prescindere dalle sue motivazioni, esce da questo ginepraio irrimediabilmente macchiato, è Ivan Perisic.

Il croato (a sentire certe malelingue) pare abbia scientemente deciso di evitare di esporsi e di esprimersi al massimo delle sue possibilità, proprio a causa degli attriti scaturiti tra lui e l’ex capitano argentino dell’Inter. Perisic attribuirebbe infatti ad Icardi un eccessivo egoismo, un comportamento infantile e un atteggiamento poco incline ad essere quello che un vero capitano dovrebbe tenere, dentro e fuori dallo spogliatoio.

Detto che dell’intera faccenda gli unici a sapere la puntuale verità sono soltanto gli interessati e le pochissime persone a loro vicine, Perisic potrebbe, secondo le malelingue sopracitate, aver arrecato volontariamente un danno tangibile all’intera squadra e al mondo interista, trasformandosi da elemento di spicco della rosa a elemento di “spacco” dello spogliatoio e della tifoseria.

Se questa ricostruzione (e sottolineo SE) dovesse essere realmente veritiera, Perisic avrebbe semplicemente fatto quello che nelle case di tutta Italia si chiama “capriccio”, comportandosi non come un professionista acclamato e rispettato, ma come un qualunque ragazzino viziato.

Quella fatta da Perisic è una brutta figura, e poco importa che poi abbia comunque ottenuto quello che voleva fin dal principio: ciò che veramente, in questa faccenda dai contorni poco chiari, è stata sacrificata, è la credibilità professionale del croato.