Tranquillità vera o presunta

di Mister X

Il tifoso, rispetto al giocatore di calcio, si può godere molti piccoli lussi: essendo un fruitore dello spettacolo e non un artefice ha tutte le libertà proprie di chi gode di un prodotto senza poterlo influenzare direttamente.
Un tifoso può dare libero sfogo a emozioni quali rabbia, delusione, gioia selvaggia, può urlare, imprecare, insultare tutto e tutti. Può anche mollare, disamorarsi di un torneo troppo indirizzato, capire che non è sport ma teatro e chiudere.
Il giocatore non ha questo vantaggio, può (e deve) scordare in fretta sia sconfitte che vittorie, tornare in campo caricato, lottare ancora e ancora e ancora nonostante tutto. Perché è il suo lavoro, perché è artefice e non fruitore, e se il tifoso molla le speranze, ha paura di un sorpasso, o abbandona per una decisione arbitrale, il giocatore deve continuare. Anzi ha la responsabilità ulteriore di essere l’unico che a queste delusioni o momenti di baratro può porre rimedio. Può attivamente riprendersi i due punti persi (rubati dicono) con una decisione arbitrale avversa e ingiusta mangiandosi letteralmente tutti gli avversari successivi e riprendendosi quei punti che gli spettano.
Si è parlato molto in questi giorni di ”tranquillità”. La squadra deve essere tranquilla, allontanato l’elemento di disturbo c’è più tranquillità, i risultati favorevoli con parma e Sampdoria consentono un cammino tranquillo. In realtà grattando la superficie si notano molte crepe in questa supposta ritrovata serenità del gruppo. È vero che la squadra sembra più unita e coesa mentalmente senza Icardi, ma è ugualmente vero che non è un miglioramento di schemi o di gioco, semplicemente una cosa mentale che, come nel caso del cambio di un allenatore per esempio, dà un piccolo boost temporaneo alle prestazioni senza che la squadra sia effettivamente migliore.
L’ Inter ha giocato bene con e senza Icardi. Ha giocato male con e senza Icardi. Non è la presenza o meno dell’argentino il discrimine, e basarsi sulle ultime due vittorie è follia. Innegabile però che abbiamo degli obbiettivi da raggiungere e che ogni mezzo (sportivo) è lecito per avvicinarsi a questi. Se attualmente i giocatori hanno fatto più gruppo, sono più cattivi, più lanciati e più focalizzati, allora va bene tenere fuori l’ex capitano, ma è chiaro che è solo un palliativo per fare punti che servono, non una soluzione. La frattura tra lo spogliatoio e l’attaccante va sanata, perché non è accettabile che uno si creda migliore e snobbi i compagni, che creda che la fascia sia un suo diritto e non un onore, come non è accettabile che un gruppo di dipendenti ben stipendiati si permetta di giocare con meno foga solo perché magari un compagno è antipatico.
Fuori dal campo ci si può odiare, ma in campo ognuno degli 11 deve essere il tuo miglior amico e ogni passaggio, ogni assist, ogni schema, deve essere orientato alla vittoria di squadra. Vale per Icardi, come per ognuno dei giocatori che vestono il nerazzurro.
Wanda Nara non ha la percezione del suo ruolo, le dichiarazioni recenti lo dimostrano; è davvero convinta di poter dire quello che vuole in trasmissioni come ”moglie” senza capire che le sue dichiarazioni hanno un peso enorme perché il rapporto procuratore-assistito è tale da rendere il primo un mero tramite per la voce del secondo. Wanda non può parlare solo per sé stessa, e non può dare pareri ”da bar” sulla squadra, perché, che lo voglia o no, quello che dice è come se uscisse dalla bocca di Mauro. È pagata per questo, è il suo ruolo. Mauro non è un mostro, né una vittima. Ha sbagliato lui, ha sbagliato la moglie, hanno sbagliato i compagni. Che lo capiscano e si adattino di conseguenza.
Innegabilmente l’allontanamento, la revoca della fascia, sono conseguenze di questo malinteso che ha scavato un solco tra Mauro e i compagni, ma non sono soluzioni. Per raggiungere il terzo posto alla fine del campionato, per fare strada in Europa e per fondare basi serie per l’anno prossimo ci serve tutto. Ci serve Lautaro col suo lavoro, ci serve un Perisic concentrato, ci serve Handanovic capitano super partes, e sì, ci serve anche Icardi stoccatore. Ci servirà tutto quello di cui disponiamo, perché, l’abbiamo visto, nessuno non solo ci regalerà nulla, ma non ci daranno nemmeno quello che ci spetta. Come risolvere questo problema spetterà alla dirigenza, ma in campo ci servirà il 100% da tutti, tutti.
Questo se vogliamo una stagione che si concluda decentemente.
Del pastrocchio arbitrale contro la Fiorentina è inutile parlare. Abisso si è dimostrato mediocre, come lo sono in tanti, giocatori allenatori e arbitri; inadatto a sostenere la pressione di una gara difficile, inadatto alla chiarezza mentale che dovrebbe avere un arbitro nel decidere un singolo episodio senza guardare il passato. Palesemente è il tipo di arbitro che si auguravano Buffon e compagni l’anno scorso, un animo sensibile, che guarda la gara d’andata, le decisioni prese nel corso della partita, l’impegno. Va da sé che la sensibilità e l’imparzialità sono rette parallele e che un arbitro, per sua stessa natura, dovrebbe avere un animo simile a un robot, essere pura lettera del regolamento traslato sul campo. Però evidentemente non va cosi, e la sensibilità fa fare più carriera.
Non ci deve importare, a ognuno il suo ruolo. La società si batta per eliminare gli arbitri mediocri e premiare l’eccellenza (imparziale, non a favore di uno o dell’altro), i giocatori facciano quadrato per prendersi i 2 punti con gli interessi (c’è uno scontro diretto tra due giornate apposta per quello), lo spogliatoio si ricompatti, per davvero, non esiste spogliatoio compatto se uno è ai margini.
Siamo una squadra, e una squadra è formata da tutti, e tutti contribuiscono. Ricordiamocelo e rimedieremo anche ai punti persi (rubati). Parteggiamo per un gruppo o per un altro, appoggiamo i croati o gli argentini, i titolari o i relegati in tribuna, e la stagione potrà solo peggiorare.