Scarsamente forti o fortemente scarsi

di Mister X

La storia buffa la conosciamo un po’ tutti. C è una gara di pattinaggio su ghiaccio, quarti di finale, semifinale e finale. Un pattinatore palesemente scarso e lento passa i turni grazie agli altri che gli cadono davanti, per poi vincere l’oro quando in finale cadono tutti all’ultima curva. É la sua lentezza a permettergli questo, stando ben lontano dalla ressa evita di essere buttato a terra dalle cadute altrui e vince.

Tifando Inter in questo momento ci sembra di guardare quella gara di pattinaggio, senza però sapere se i nerazzurri sono nella parte di quello che cade all’ultima curva e viene superato, o di quello che sembra scarso e goffo ma arriva davanti per mistero divino.

La storia però non è tutta li. Steven Bradbury, il famoso pattinatore che vinse l’oro olimpico “a culo”, era in realtà un campione, una promessa del suo sport, prima che un grave incidente rischiasse di causarne il ritiro dal pattinaggio e lo rendesse per sempre impossibilitato a stare al livello dei migliori. 

Guardando le prestazioni dell’Inter negli ultimi 2 mesi, i soliti dicembre e gennaio, viene sinceramente da chiedersi se davvero siamo così inadatti, brutti e scarsi come i nostri occhi ci mostrano a ogni partita che vediamo.

La risposta è qualcosa che chiunque abbia giocato a calcio sa bene. Esistono i campioni assoluti, che rendono al massimo e splendono di classe quasi sempre, ed esistono gli operai del pallone, schiere e schiere di giocatori onesti che ricoprono un ruolo meglio che possono.

Il problema, il più importante, dell’Inter attuale, è che nessuno dei nostri giocatori è messo in condizione di fare quello che sa fare meglio. Non è quanto siamo scarsi, quanto non riusciamo a fare due passaggi di fila, ma il perché.

Un povero falegname di centrocampo bravo nei contrasti ma capace solo di passare la palla a un metro sembrerà un mastino insormontabile se ha sempre vicino qualcuno a cui passarla, ma finirà per essere uno scarpone inadatto se costretto a usare un piede quadrato per aprire il gioco o fare le imbucate per le punte.

Intere squadre sono state distrutte da allenatori ottusi che prendevano buoni giocatori e li costringevano a un lavoro che non potevano e non sapevano fare.

Mourinho, arrivato in una squadra già pronta, volle partire con la sua idea di 433, snaturando i meccanismi di centrocampo e perdendo punti, prima di tornare al rombo manciniano con intelligenza vincendo in carrozza.

Benitez al contrario venne ad esporre grandi giocatori come Samuel a figuracce epocali con un sistema difensivo a cui lui non era abituato e che non sapeva fare.

Gattuso non è un genio della panchina, ed è stato deriso per scelte e figuracce, ma l’unica cosa che cerca è di trovare un modo per sfruttare le poche qualità che ha la rosa assemblata malissimo del Milan. La sua esperienza personale l’avrà aiutato, gli hanno sempre chiesto di fare quel che sapeva fare meglio e di passarla a un metro a giocatori migliori senza strafare.

E veniamo al problema attuale. Io non ho idea di cosa sia preso a Spalletti negli ultimi mesi. Lo si può criticare per tante cose, la critica più ricorrente è che non ha imposto un gioco in questo anno e mezzo. Forse è anche cosi, ma io credo che il buon Luciano sia stato preso per i risultati e confermato in virtù di essi.

Tralasciando quindi il vecchio discorso sul gioco vorrei puntare l’attenzione sulla differenza tra lo Spalletti positivo e quello disastroso di oggi.

Un anno fa, lo sappiamo, si è visto tradito da promesse non mantenute, si è rimboccato le maniche e ha usato quel che aveva al meglio, facendo un buon girone d’andata. Resultadismo allo stato puro. Con 12 titolari contati scoppiati a gennaio, si è visto recapitare un buon elemento tecnico come Rafinha, unendolo a Cancelo e alla nuova collocazione di Brozo è riuscito a metterci una pezza più o meno e ad arrivare all’ultimo alla qualificazione in Champions. Ha di nuovo usato quel che aveva come poteva.

E cosi ha fatto di nuovo quest’anno. Con alcune scelte azzardate e un maggiore turnover ha avuto un buon momento di risultati, fino a prendere la scelta sbagliata.

Uscire dalla Champions con l’idea (più o meno giustificata) di giocare per il pareggio a Londra, unita alla grossa stupidata di fare lo stesso a San siro col PSV, ha cambiato la filosofia dell’allenatore.

Spalletti si è sentito in discussione, sotto pressione, capendo di aver sbagliato e fallito un obbiettivo che era alla portata. Da lì ha smesso di gestire al meglio il materiale umano che aveva, e ha deciso di impiantare una filosofia unica a prescindere dagli uomini. Con la continua indisponibilità di Nainggolan, ha adattato altri centrocampisti a fare il suo lavoro, ha esasperato i lati negativi di tutta la squadra, depotenziando tutto l’attacco da Icardi in giù.

È una cascata di scelte sbagliate che include anche la direzione. Col senno di poi, ad esempio, si può dire che Politano sia un acquisto inadatto. Ma se io acquisto un Politano a due lire in prestito perché lo vedo giocare bene nel sassuolo come esterno che si accentra/seconda punta, e quando lo vedo in campo fa sempre l’ala esterna da corsa, è colpa di chi lo ha comprato o di chi gli fa fare quello di cui non è capace.

Si è detto spesso che Spalletti faceva bene con Dzeko e Salah, e sicuramente Icardi non è Dzeko e Politano non è Salah. Ma è un problema societario? Dovevamo comprare un bel campione come Salah? O è un problema di chi ha Politano e gli chiede di fare le cose che faceva l’egiziano?

Si può estendere il discorso a tutta la serie A, da Gasperini che fa correre carneadi con dei ruoli precisi che li esaltano, ad Allegri, che non sa dove mettere Dybala. Se compri Cr7 non lo fai giocare come giocava Higuain l’anno prima. Ogni giocatore ha un suo modo di giocare e delle potenzialità che vanno sfruttate.

Per questo, a mio parere, la rosa attuale ha degli elementi inadatti, ma sono solo due o tre, gli altri che sembrano scarsi e di livello inferiore devono solo ritornare a essere impiegati al meglio delle loro caratteristiche.

Politano torni a fare l’esterno e non l’ala, Icardi torni in mezzo all’area, Vecino faccia il fabbro e non l’incursore.

Spalletti deve capire che non si torna a vincere con chissà che modulo o chissà che costruzioni, ma con la semplicità di mettere tutti al posto giusto. Ha detto che era un errore suo non aver capito il ruolo di Brozovic, ora lo ripete con tutti gli altri?

Siamo terzi in campionato, con un buon margine. Si parla di caduta perché vincere con sassuolo e Torino era fattibilissimo e avremmo scavato un solco. Chi ci sta dietro però continua a inciampare, quindi nulla è perduto.

Vediamo di essere quelli che arrivano mentre gli altri ruzzolano a terra.

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